La casa delle bambine che non mangiano

«Le bambine e le ragazze che apparentemente negano la centralità del corpo, ma che lo dimagriscono o lo riempiono di cibo fino all’inverosimile, soffrono in realtà di un’ipermentalizzazione di quel corpo, oggetto e contenuto di ogni loro pensiero. Nel tentativo di domarlo e farlo scomparire si ritrovano schiave di un corpo irreale, al cui controllo, peso e conformazione dedicano ogni minuto della giornata. Nel falso pretesto di rivendicare l’esclusivo valore della dimensione psichica, esse diventano solo corpo, agganciando il sentimento di identità al peso e al giudizio della bilancia.»

La settimana scorsa, come accennavo, sono stata alla  presentazione di La casa delle bambine che non mangiano della psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione, pubblicato nel 2005 da Il Pensiero Scientifico Editore. L’autrice è responsabile del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Palazzo Francisci di Todi,  uno dei pochi in Italia a trattare specificamente questi diffusissimi disturbi.
La presentazione non è stata esaltante, nel senso che molto è stato detto di già noto, ma ritengo comunque che parlare di questi problemi sia importantissimo. Mi è dispiaciuta la scarsa presenza di giovani; peraltro ho notato che è stato (credo) l’unico incontro di Leggere per non dimenticare per nulla pubblicizzato nella mia sede universitaria. Tabù? Sarebbe stupido, ma non lo escluderei.
Dopo la presentazione ho preso il libro e l’ho letto in poche sere: al contrario della conferenza, offre molti spunti interessanti.

Innanzi tutto un dato che fa accapponare la pelle: negli ultimi dieci anni i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono aumentati del 300%. Inoltre sono in aumento anche fra i maschi.
Penso che più di qualcuno se ne sia accorto: se vi guardate intorno, se entrate in discorso con le vostre amiche (parlerò al femminile, essendo ad ora le donne di gran lunga le più colpite) scoprirete che anche le insospettabili fra loro hanno avuto o hanno problemi di questo genere.

Secondo la dottoressa Dalla Ragione (e ovviamente non solo lei) i disturbi “tradizionali”, ovvero l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, non sono i più diffusi, anzi sono relativamente rari; prevalgono invece forme nuove, ibride, “mutanti”, come le chiama l’autrice. Forme che non soddisfano tutti i criteri diagnostici del DSM-IV ma possono esere tuttavia pericolosissime.
Gli esempi più diffusi sono il binge eating disorder e la bulimia multicompulsiva, ma ci sono anche forme diverse, e pare che i più diffusi in assoluto siano i disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati, che sono quelli che non soddisfano tutti i criteri diagnostici.
Il binge eating disorder a volte viene anche chiamato sindrome da abbuffata compulsiva, e consiste nell’abbuffarsi di grandissime quantità di cibo senza attuare alcuna condotta compensatoria: né vomito, né lassativi, né esercizio fisico. È l’unico DCA ad essere più diffuso fra gli adulti che fra i giovani.
La bulimia multicompulsiva è la bulimia moderna, quella che si esplica su più fronti: il comportamento impulsivo-abbuffatorio non si volge solo verso il cibo ma anche verso il sesso, l’alcool, la droga e così via.

Nel libro si afferma finalmente qualcosa di estremamente importante: si dice cioè che «l’attenzione estrema all’immagine corporea, il culto della magrezza non sono “la causa” dei disturbi alimentari. La loro funzione sembra soprattutto quella di suggerire la strada attraverso la quale un malessere più profondo, grave, strutturale si esprime e cerca una sua risoluzione.»
Era ora che qualcuno lo dicesse, ma dispiace veramente tanto che durante la conferenza questo sia stato accuratamente evitato, puntando solo sulla ricerca della magrezza, il culto della quale ci viene inculcato dalla televisione e dalla moda. Tutto vero, come dimostrato anche da uno studio condotto da un’antropologa sulla popolazione feminile delle Filippine, e citato durante la presentazione, secondo il quale le filippine hanno cominciato a sviluppare disturbi del comportamento alimentare, fino ad allora sconosciuti, già un anno dopo l’introduzione di programmi occidentali nella loro televisione.
Penso però che sia di importanza estrema sottolineare, come questo libro tenta di fare, che le cause non sono queste.
La dottoressa Dalla Ragione insieme ad altri colleghi ha sottoposto diversi questionari ai giovani, riscontrando un’eccessiva attenzione al corpo e propensione alla magrezza soprattutto fra le donne, il che ovviamente è cosa ben nota. Il punto, tuttavia, è che questo è il problema-facciata: le ragazze non diventano anoressiche per diventare magre, ma perché avvertono un senso di vuoto e di assenza d’identità che è difficile da spiegare a chi lo vede dall’esterno. Le ragazze che hanno sempre prestato attenzione alla magrezza tenderanno a sviluppare un DCA, altre ragazze svilupperanno altri disturbi.
Prima stai male dentro. Dopo ti metti in testa che vuoi diventare magra. Ma non vuoi diventare magra, vuoi scomparire. Finché gli psicologi non capiranno il senso di vuoto incolmabile, di assenza di amore, di incapacità di comprendersi in un’identità che sta alla base dei DCA, non credo che riusciranno veramente a curare queste persone. Che ricadono precisamente per questo, a parer mio.

Strettamente connesso a questi problemi è l’autolesionismo. Pare che molte ragazze affette da DCA siano anche autolesioniste, alcune addirittura alternano i due disturbi come se fossero interscambiabili. Perché in fondo servono a contrastare la stessa angoscia di fondo. Un’angoscia che spesso si traduce in depersonalizzazione, un’esperienza devastante in cui chi ne è vittima non si sente esistere. Personalmente posso dire che non credo esista al mondo una sensazione altrettanto angosciante.
Il desiderio di sentirsi nuovamente vivi, esistenti, reali diventa così forte che si cerca ogni mezzo per uscire da questo non-stato. Il più ovvio è l’autolesionismo, come può esserlo l’abbuffata che, in fin dei conti, pertiene alla medesima categoria. Esso, infatti, permette «di ristabilire un contatto con il proprio corpo ed ottenere un senso di controllo su di esso.» Inoltre «il dolore fisico indotto dalla produzione ormonale cortico-surrenale ed endorfinica interrompe rapidamente lo stato di obnubilamento e provoca un repentino cambiamento di umore.»

Un intero capitolo è dedicato alla residenza Palazzo Francisci, situata in una villa nella cittadina umbra, dove le pazienti vengono ricoverate per alcuni mesi al di fuori le soffocanti strutture dei reparti psichiatrici ospedalieri. Colpisce soprattutto la precisa scelta di non utilizzare psicofarmaci che, anzi, sono proibiti. Nel centro le ragazze vengono sottoposte a psicoterapia, visite mediche in collaborazione con l’ospedale di Todi, controllate durante i pasti e per il resto del tempo si organizzano per loro attività cultural-ricreative che hanno lo scopo di distoglierle dal pensiero ossessivo del cibo. Colpisce anche la rigidità con cui si afferma che, dopo un primo colloquio, solo le ragazze che verosimilmente riusciranno a guarire vengono ammesse. Sembra piuttosto ghettizzante, nel senso che priva molte di una possibilità, ma ragionandoci potrebbe avere una sua logica, che però non credo sia quella che qui viene affermata (ovvero che un eventuale drop-out farebbe stare ancora peggio le pazienti in questione) – io credo che la realtà sia piuttosto che le ragazze che non riescono ad uscire dai loro disturbi influenzerebbero negativamente le altre.

L’ultimo capitolo indaga la comparsa sempre più precoce dei DCA, perfino in età pediatrica, anche 10-11 anni o prima. Disturbi insidiosissimi, perché molto spesso le famiglie non li collegano a questo tipo di problematica.
Una parte interessante è anche quella dedicata alle intolleranze alimentari, che sarebbero assai mal diagnosticate essendo la maggior parte dei test privi di validità scientifica. Inoltre, secondo l’autrice, se diagnosticate in età pediatrica con conseguente esclusione di molte categorie alimentari potrebbero favorire l’insorgenza di DCA in soggetti predisposti.

Per finire vorrei riportare una lettera contenuta nel libro. Nella residenza di Todi le ragazze sono invitate a rivolgere lettere immaginarie alla propria malattia e al proprio corpo. Questa è la risposta del corpo a una di loro:

«Cara X,
tu dici che vuoi farti perdonare da me, che vorresti che ci ricongiungessimo e poi spari a zero, ancora e ancora sulle mie caratteristiche che non riesci ad accettare? Ma allora cosa farai quando avrai preso peso, quello necessario per un’esistenza serena, quando vedrai qualche centimetro in più soprattutto sul seno e sulla pancia? Ricomincerai ad ingiuriarmi di nuovo, a farmi patire la fame, ad uccidermi di fatica per poi continuare a non essere mai contenta del mio lavoro e desiderare distruggermi?
Ma la vuoi finire?
Tuo corpo offeso e annoiato.»

Annunci

6 pensieri su “La casa delle bambine che non mangiano

  1. Mdnstyle

    Molto interessante davvero, anche come l’hai spiegato tu e anche quello delle intolleranze alimentari ( grazie per il link) che mi sto trovando a capire ora. Un abbraccio, fatti viva!

  2. unpoapolide

    scusa, non ho letto, tutto. ultimamente sono un po’, “nervoso” e “insofferente”. era 12 anni fa, e sul giornale c’era una foto di una ragazzina, e in questa foto lei sorrideva, e l’articolo, gli articoli, parlavano di lei. Era morta. Per dca.
    12 anni. 1996.
    a me sta cosa fa incazzare.
    scusa marina. tornerò a leggerti quando sarò più tranquillo. grazie per le parole che doni.

    ndr

  3. amfortas

    Molto interessante Marina.
    Io ho passato un periodo in cui ero bulimico, ma non sapevo che si dicesse così. L’ho scoperto una ventina d’anni dopo, insieme a tanti altri disastri.
    E, comunque, di questi argomenti si parla sempre troppo poco.
    Ciao.

  4. Pingback: [Incipit] La casa delle bambine che non mangiano | Sonnenbarke

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...