7 piani

Mercoledì sera ero in libera uscita alla Pergola a vedere 7 piani. Visto che il signor critico non c’era, questa volta vi dovrete accontentare di un mio molto più scialbo commento allo spettacolo.

La pièce è un adattamento – di Michele Ainzara – dell’omonimo racconto di Dino Buzzati, per la regia di Paolo Valerio, con Ugo Pagliai e Paola Gassman.

La prima parte è completamente opera di Ainzara e fornisce un contesto al racconto buzzatiano. Giuseppe Corte è un avvocato di 56 anni, estremamente sicuro di sé come si conviene a un uomo della sua professione, che vive con la mamma. L’anziana signora non vuole essere lasciata sola nemmeno un minuto, ed è una mamma-chioccia all’ennesima potenza che, pur di avere il figlio tutto per sé, sarebbe pronta a soffocarlo. L’unico svago dell’avvocato Corte è il cineforum, che frequenta una volta a settimana: e qui incontrerà l’imprevisto, ciò per cui la sua giuridica tracotante sicurezza di sé non gli servirà a nulla. La segretaria del cineforum, infatti, si innamora di lui e prende a corteggiarlo, evento di fronte al quale l’inespertissimo avvocato Corte si trova timido e sprovveduto come un ragazzino. Il corteggiamento e l’innamoramento sono esilaranti. Il rapporto ombelicale con la madre lo è quasi altrettanto.
L’unica cosa che turba la vita dell’avvocato Corte è una sorta di piccolo brufolo all’angolo di un occhio. Una cosa da niente, ma alla fine – dopo aver finalmente deciso di dare concretezza al suo amore per Elisabetta andando a vivere con lei – decide di farsi ricoverare in una clinica specializzata per farsi curare, per togliersi questo ultimo piccolo "sfizio" prima di iniziare la sua nuova vita. È qui che inizia il secondo atto, effettiva riduzione del racconto di Buzzati.
La clinica è un inferno dantesco di sette piani dove, scendendo di piano in piano, aumenta l’entità del male. Per una descrizione e una (a mio avviso ottima) interpretazione del racconto vi invito a leggere qui.

La cesura fra i due atti è netta, tanto che si può parlare di due parti distinte. Tanto la prima è comica, quanto la seconda si fa amara pur senza afferrare di angoscia alla gola. E qui, nel secondo atto, si rivelerà amaramente dove stava la verità in quello scambio di battute fra i due non più giovani amanti: nel primo atto, Elisabetta incalzava, chiedeva decisioni, mentre l’avvocato Corte chiedeva tempo e, al suo «Abbiamo tutto il tempo che vogliamo davanti», lei ribatteva «No, abbiamo tutto il tempo che ci resta».

Gli attori sono tutti molto bravi e l’interpretazione di Ugo Pagliai risulta godibilissima nel primo atto dove – a mò di commedia brillante – si ride di cuore (e il pubblico lo fa anche un po’ troppo sguaiatamente, secondo me). L’impressione, tuttavia, è che le parti brillanti meglio si addicano a Pagliai rispetto a quelle più serie. Certo, c’è del comico anche nel secondo atto ma, oltre a diminuire via via, sembra a tratti un po’ troppo forzato, come ad esempio negli pseudo-cambi di scena che indicano i passaggi da un piano all’altro, segnati da stacchetti musicali con balletti, stile varietà/bagaglino. Caricaturali, senz’altro, ma personalmente non mi hanno convinto. Inoltre, benché la degenerazione psicologica del malato sia ben resa da Pagliai, mi pare che nel fare l’isterico scivoli addirittura nel frignante, passatemi l’aggettivo. Magari l’effetto era voluto, ma è un po’ pesante.
In linea di massima, uno spettacolo sufficiente, ma ben lontano dalla eccezionalità.

Nota di colore: se un attore, recitando, dice una parolaccia, il pubblico va in visibilio, ridendo di gusto e applaudendo (ma è la solita, vecchia storia…).
La nota interessante: la vedova di Buzzati ha concesso l’autorizzazione alla messa in scena di questa riduzione, che rende l’aspetto "giocoso" dei racconti dello scrittore, dopo averla negata alla riduzione scritta da Buzzati stesso per Strehler, perché troppo tragica. Varrebbe la pena fare uno studio sui danni arrecati all’arte dalle vedove degli artisti…

* Qui la pagina dedicata allo spettacolo dal Teatro Stabile di Verona, dove trovate anche le prossime date e una nutrita rassegna stampa.

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Un pensiero su “7 piani

  1. amfortas

    Mi pare, ma non ne sono certo, che lo spettacolo sarà ad Udine, nei prossimi giorni.
    Se ce la faccio, ci vado e ti saprò dire.
    Ciao Marina.

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