Un sogno dentro un sogno 2

concorso "Un sogno dentro un sogno"

Vi segnalo che la casa editrice I Sognatori ha indetto la seconda edizione del concorso letterario Un sogno dentro un sogno. La presentazione è qui: http://casadeisognatori.splinder.com/post/15408830
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12 pensieri su “Un sogno dentro un sogno 2

  1. PattyBruce

    Ciao, collega! Certo che far parte di una giuria composta da certi espertoni come te, Ordaragia, Cigale etc. etc., mi mette un po in soggezione, ma mi dà anche una certa sicurezza.

  2. utente anonimo

    Mi spiegheresti, egregio critico letterario, in che cosa consiste la letteratura underground anni sessanta? sarà che un paio di lauree da vecchio ordinamento non mi hanno insegnato davvero niente, anzi, per farti contento, UN CAZZO.
    Cmq Nina Vomitich non piace tantissimo nemmeno all’autrie, ma a quanto pare fa impazzire l’editor e anche l’editore.
    De gustibus non disputandum est.

  3. Sonnenbarke

    Gentile signora, la maturità intellettuale non si misura dalle due lauree – che non mi impressionano, perché ne conosco altri – ma dalla capacità di accettare le critiche.
    Non posso rispondere alla sua domanda, così garbatamente posta, perché l’autore del commento a cui si riferisce non sono io ma un frequentatore di questo blog e suo compagno di antologia.
    Non sono un critico letterario, ma una lettrice, e mi preme dirle che secondo me è sì importante piacere agli editor e agli editori, ma che questo serve a poco se non si piace ai lettori.

  4. utente anonimo

    Ha ragione, le lauree non servono a molto a chi non ne ha….
    Può sembrar vero che non accetto le critiche, ma solo quelle di chi ragiona con paletti ficcati nel culo. Paletti ideologici, intendiamoci….scusi il turpiloquio, so che non è gradito….
    E mo basta.
    Mo=Adesso.
    Basta=Facciamola finita.

  5. Sonnenbarke

    Egregia, io una laurea ce l’ho. Solo una, povera me.
    Può solo sembrare che Lei non accetti le critiche, figuriamoci, non è che un’impressione. Una persona più attenta capirebbe subito le Sue buone intenzioni e la mia chiusura mentale mista ad ignoranza.
    Le chiedo umilmente perdono per aver osato, dal mio basso, esprimere un’opinione. Sarò punita nell’aldilà, se esiste.

  6. bobregular

    Dal livello di educazione, sembra al contrario che servano assai poco a chi le ha.

    Marina, visto che la dottoressa Della Casa è in vena di francesismi, ti suggerisco di tenere a mente un proverbio d’oltralpe: quanto più il macaco sale sul palo, tanto più mostra il b del c.

    Si addice perfettamente a tanti autori, più o meno esordienti, che sempre «accettano le critiche», ma al primo mancato gradimento cominciano ad esibire lauree, attestati e simili “lei non sa chi sono io”.

    Questo è un danno incalcolabile perché se non si accetta la critica o addirittura si inveisce contro il critico, per giunta dicendogli cosa fare a casa propria, alla lunga si trasforma la cultura in un gioco del silenzio, come già avviene nella mente di tanti addetti ai lavori o in molti portali di letteratura, ove per l’85% si tace (per non fare scorribandare i troll) e per il restante 15% si assiste a petting reciproco tra autori che si conoscono personalmente.
    Ciò è mortificante ed impedisce ogni tipo di crescita personale ed artistica.

    Siccome tu sei discreta e non lo faresti mai, ricordo io alla stilnovista qui sopra che sei laureata in lingue e culture per l’editoria. Del resto non occorrerebbe cascare in questo meccanismo di auto-flattering, ma…

    hughs
    R
    (che tristezza)

  7. bobregular

    una precisazione forse opportuna, anche per tentare di smorzare la prevedibile escalation di polemiche e proseguire costruttivamente: con l’adagio francese non è mia intenzione affibbiare epiteti a nessuno. Volevo – e vorrei – invece limitarmi ad evidenziare (stigmatizzare, discutere) certi comportamenti di altezzosa reazione alla critica. Che per me sono una sciagura. Purtroppo non solo per chi li pone in essere, ma alla lunga per la voglia di tutti di uscire allo scoperto con un’opinione.
    Basta così. Buonanotte.

  8. utente anonimo

    Si può?
    Volevo dire solo questo… Considerando che uno dei fenomeni letterari degli ultimi anni è Melissa P., non diventarlo potrebbe essere un bene. O forse si ambisce a questo?
    Sto ancora leggendo il libro, ma concordo con Marina su molti punti.

    P.S. Ho una sola laurea, e Nina Vomitich mi è anche piaciuta abbastanza. Ci tengo a precisarlo visto che sembrano essere dati fondamentali per poter esprimere un’opinione degna di considerazione.

    Margot

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