Je (n’)est (pas) un autre

L’anno scorso riflettevo molto sul tema della maschera, a partire da certe considerazioni che c’entravano con la mia tesi… Avrei voluto scriverne, ma poi tra una cosa e l’altra non ho mai preso neppure un appunto, perciò il tutto è perso. Quindi, no, non è una riflessione sul tema della maschera, dopotutto, non potrebbe esserlo.

Una maschera la portiamo tutti, è inevitabile, ma non la portiamo tutti allo stesso modo e grado.
Io, quella che scrive questo blog, sono io, non è un altro, io non ho maschera, se non quel minimo condiviso da tutti, quel tanto che basta per farti alzare la mattina e consentirti di guardarti allo specchio. Sonnenbarke è un nome, non sono io, io non sono maschera, e se lo diventassi questo blog non sarebbe più. Io non è un altro, io è io, sono io.

Ci sono tante persone che fanno di un blog la propria maschera, ci sono tante persone che hanno tante maschere in tanti modi, ma considero questo, ora.
Ci sono persone che si inventano una vita su un blog, ci sono persone che se ne inventano più d’una, e finiscono per dimenticarsi quale era la principale, ci sono persone che ci fanno credere vite e ci ingannano, e si ingannano, ci sono persone che semplicemente portano una maschera, e non c’è niente di male, ma ho visto persone a cui la maschera restava tristemente appiccicata addosso, senza, forse, che se ne accorgessero.

Io non amo le maschere, a me piace sollevarle piano piano per un lembo e scoprire cosa c’è sotto. Io m’innamoro di quello che sento venire da sotto la maschera, e ci metto un dito sotto, piano, leggera, e voglio vedere la pelle, sotto, cosa c’è, se c’è carne, sangue, saliva, cicatrici.
Io non ho maschera, io non sono buona e simpatica, io non sono mascherata. Se parlo erudito è perché parlo di qualcosa che so, se parlo umile è perché parlo di qualcosa che non so, se parlo divertente è perché sono allegra, se… Ho parlato tante volte di cose personali, ne ho parlato tante volte anche quando non sembrava che ne stessi parlando.
Io sudo come voi, piango come voi, cammino come voi, respiro come voi, mangio come voi, mi vengono come a voi le piaghe ai piedi quando faccio due passi, duemila, due milioni.
Io non ho un velo sulla faccia, sono un fascio di muscoli nervi vene sangue un distillato di Laroxyl, una lingua protesa a raccogliere bianche pastiglie di Xanax, sono umana, anche troppo, e senza maschera, anche troppo.
Sono le ossa del bacino che mi forano la pelle sottile, troppo, sono io quando parlo in terza persona perché il dolore troppo forte va spersonalizzato (lo diceva Canetti, credo), sono io quando parlo distaccato come se guardassi il film della mia vita.
Non sono una scrittrice, non sono una blogger, non sono una critica letteraria, sono proprio e solo io, di carne come voi, di lacrime come voi, amara di farmaci che mi vogliono addormentata, e non scrivo bene, perché non so farlo, perché volevo solo dire che io, io sono vera, e che sia coraggio o stupidità o infantilismo o incoscienza, io non ho nessuna maschera, nessuna. E il blog è un conto, ma ad andare in giro s-velati tutti i giorni, per quello sì, ci vuole coraggio.

Volevo solo dire che non ho scritto tanto da quando sono a Firenze perché stavo bene, perché ero la Donna Più Felice Del Mondo, perché mettevo da parte uno stipendio per potermi meglio immaginare una pancia rotonda, perché vivevo amavo ed ero felice, felice, e che ora sto male, col ventre vuoto di qualunque cosa. Volevo solo dire che sto male, e che far finta che non sia vero non è cosa che mi interessi.

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6 pensieri su “Je (n’)est (pas) un autre

  1. Dichtung

    Was brauchst du

    was brauchst du? einen Baum ein Haus zu
    ermessen wie groß wie klein das Leben als Mensch
    wie groß wie klein wenn du aufblickst zur Krone
    dich verlierst in grüner üppiger Schönheit
    wie groß wie klein bedenkst du wie kurz
    dein Leben vergleichst du es mit dem Leben der Bäume

    du brauchst einen Baum du brauchst ein Haus
    keines für dich allein nur einen Winkel ein Dach
    zu sitzen zu denken zu schlafen zu träumen
    zu schreiben zu schweigen zu sehen den Freund
    die Gestirne das Gras die Blume den Himmel

    Friedericke Mayröcker

  2. PattyBruce

    Non sai quanto mi è dispiaciuto leggere questo post. Mi auguravo per te una vita veramente felice, te l’auguravo veramente. Non ho mai cercato o indossato volontariamente una maschera, e penso di non averne mai indossata una. Sono una persona semplice, trasparente, forse solo un po riservata. Ora mi accorgo di essere stata anche fortunata.

  3. Mdnstyle

    Idem velle atque idem nolle, ea demum firma amicitia est. Sallustio.

    Quello che dovevo e potevo dirti lo sai.
    Grazie.
    U know where I am

  4. Sonnenbarke

    Dichtung, mi fai commuovere tutte le volte. Non di una casa, ma di un albero sì, di un albero ho bisogno, avrei bisogno.

    Patty, grazie…

    Naza, non so il latino… 😦

  5. utente anonimo

    mi dispiace moltissimo che tu non stia bene.
    Ti sono vicina.
    Solo questo.
    Stefania

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