Ultime letture

Nell’ultimo periodo, presa dal trasloco e dalla ricerca frenetica di lavoro, sto leggendo molto meno del solito. Ma conto di recuperare, anche perché sul mio comodino si vanno accumulando dei libri in prestito che si preannunciano molto belli.

Un po’ di tempo fa mi sono lanciata in un’impresa improba: la lettura di Infinite Jest, libro-mattone di David Foster Wallace. Mattone nel senso che è una tavoletta di 1281 pagine, e se vi arrivasse in testa probabilmente vi farebbe molto male.
Era un regalo di mia sorella per la laurea, perché «ogni tanto leggere qualcosa di contemporaneo non ti farebbe male». Come ragionamento, in sé, non era sbagliato. In effetti di letteratura contemporanea ne leggo poca perché non mi fa impazzire (viene da sottolineare, tuttavia, che i miei amatissimi tedeschi sono perlopiù autori novecenteschi, alcuni ancora viventi e attivi). Ancora meno, lo ammetto, mi fa impazzire la letteratura contemporanea di matrice anglosassone. Proprio non ci intendiamo.

Ho voluto comunque dare una chance a questo librone di cui si è tanto parlato. Ci ho provato, giuro che ci ho provato.
Ho dovuto arrendermi, arrivata quasi a pagina 400, quando mi sono accorta che ogni volta che lo aprivo cadevo inesorabilmente addormentata.

Inizialmente la lettura scorreva veloce e a tratti piacevole. Insomma, era un libro che, pur enorme, si faceva leggere con facilità. Ma alcuni brani (lunghissimi, peraltro) hanno messo a dura prova la mia pazienza. La filmografia di James Incandenza. La descrizione delle tattiche per giocare a Eschaton. Proprio su questo punto sono crollata.
Non nego che ci siano delle parti piacevoli, a volte quasi geniali.
Una citazione su tutte:

«Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi a passare del tempo in una struttura statale di recupero da Sostanze come la Ennet House di Enfield Ma, verrete a sapere molte cose nuove e curiose. Scoprirete […] che il sonno può essere una forma di fuga emozionale e che, seppure con un certo sforzo, si può abusarne. […] Che anche il gioco d’azzardo può essere una fuga abusabile, e così il lavoro, lo shopping, rubare nei negozi, e il sesso, e l’astinenza, e la masturbazione, e il cibo, e l’esercizio fisico, e la preghiera/meditazione, e lo stare seduti così vicini al vecchio cartuccia-visore Dec del Tp [la tv moderna, NdSonnenbarke] della Ennet House da avere il campo visivo interamente invaso dallo schermo e l’elettricità statica che ti pizzica il naso».

A cui fa seguito questa nota: «Per non parlare, secondo alcune rigorose scuole di pensiero 12-Passi [come gli Alcolisti Anonimi, e come la Ennet House stessa, NdSonnenbarke], di yoga, lettura, politica, masticazione di gomma da masticare, cruciverba, solitario, intrighi romantici, opere di carità, attivismo politico, affiliazione all’Nra, musica, arte, pulizia, chirurgia plastica, vedere cartucce anche a distanze normali, la lealtà di un cane, lo zelo religioso, la disponibilità implacabile, l’implacabile stesura dell’inventario morale degli altri, la fondazione di rigorose scuole di pensiero 12-Passi, praticamente ad infinitum, incluse le stesse associazioni a 12-Passi […]».

Tuttavia, nonostante alcune buone cose, non fa per me.

Così mi sono data alla lettura di La mia vita col puzzone. Diario di Tobia, il gatto di Mussolini, pregevole libretto pubblicato dalla fiorentina Le Lettere e regalatomi da una cara amica.
Si tratta dell’immaginario diario di Tobia, gatto «tendenzialmente antifascista» di Mussolini, pubblicato anonimo nel 1948, in venti puntate, sul settimanale umoristico Il Travaso delle Idee. I pezzi erano firmati, ovviamente, da Tobia, ma probabilmente l’autore era il direttore del periodico, Guglielmo Guasta.
È un bel libretto di satira, forse più apprezzabile negli anni immediatamente successivi alla caduta del regime, o comunque, oggi, da chi abbia una certa conoscenza soprattutto dei nomi. La penna di Tobia, infatti, prende di mira soprattutto quegli intellettuali e personaggi di spicco che, ferventi fascisti nel periodo di splendore mussoliniano, con altrettanto ardore rinnegarono la propria fede a guerra conclusa. Né si risparmiano nomi e cognomi. Interessante spaccato di un’epoca.

E ora, se ritrovo la forma e il ritmo, mi aspettano Kavafis, Queneau e Bernhard. 

*

Segnalazione a margine: ho visto ieri alla Martelli che per tutto il mese di aprile la Adelphi propone lo sconto del 25% sulla collana gli Adelphi.  

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7 pensieri su “Ultime letture

  1. gabrilu

    Ho gironzolato a lungo in libreria nei mesi scorsi attorno al libro di David Foster Wallace, l’ho preso in mano, sfogliato, “annusato”. So bene che ci sono schiere di entusiasti che seguono ogni virgola di quest’autore, e la faccenda mi incuriosiva. Alla fine però non l’ho comperato, ma non perchè mi inquietasse la sua mole (non è la molte in sè dei libri che mi turba) ma perchè sfogliandolo il sospetto che prima o poi l’avrei tirato in testa a qualcuno (facendogli molto male) ha prevalso. Ora questo tuo post mi ha convinta definitivamente. O almeno, provvisoriamente definitivamente, chè con le letture, come con la vita, “mai dire mai”.
    A proposito: bentornata sui nostri monitor 🙂
    P.S. Peccato, un vero peccato che tu non apprezzi gli anglosassoni…Mi dispiace, snif. :-I

  2. unpoapolide

    A me piace moltissimo DFW (david foster wallace). ma non ho letto i suoi romanzi. ho letto La ragazza con i capelli strani (la versione di Einaudi, non quella Minimum Fax), Brevi interviste con uomini schifosi (einaudi) e Considera l’aragosta. I primi due, raccolte di racconti, il terzo una raccolta di “saggi” su vari argomenti, dagli oscar del porno al festival mangereccio di aragosta, appunto, ai retroscena dell’attività per le primarie di un candidato repubblicano alle elezioni del 2000. Ho cercato pure di tradurre il suo ultimo racconto, apparso sul newyorker online qualche tempo fa. la mia trad, un cesso, direi. difficile difficile. onore a chi lo traduce. Infinite jest lo cullo ogni volta che entro in libreria. Perché non è libro facile, so che mi aspettano digressioni di stampo antico su cose moderne, miliardi di note esplicative, etc. credo i libri si scelgano, ci scelgano, credo anche non si debbano leggere tutti, ma si possa saltare, se alcuni punti non si reggono, e andare avanti. per dire, io in Guerra e Pace mi ero appassionato così tanto alle sorti del prinicipe Andrea, che per vedere come andava a finire la sua storia con Natascia (Natalia? argh. memoria di mmmeerrrddd…) ho saltato pagine intere etc. ho letto come finiva e. ho smesso di leggerlo. e mi piaceva. si legge bene. capitoletti brevi, a episodi, direi. come puntate di telefilm. come le fiction. per dire. comunque, tornando a Foster Wallace, ti consiglio di partire con i racconti, o con i suoi saggi. oppure dal racconto del newyorker, così te lo gusti in originale. se ti va, ti mando il link. (comunque tua sorella una grande!!! ci vuole coraggio a regalarlo!!!) ma davvero, spero che gli darai un’altra chance, se non al libro, almeno all’autore. un abbraccio;-)
    ndr

  3. Sonnenbarke

    unpoapolide: Non so. Veramente io e gli anglosassoni siamo due mondi diversi. Comunque non escludo di dare un’altra chance all’autore, in un futuro remoto. Per ora non credo. Comunque, magari il link mandamelo lo stesso.

    Patty: vado a vedere. Sto bene, grazie 🙂 In effetti, latito proprio perché sto bene 🙂

  4. utente anonimo

    ciao marina, sono teresa z., ho provato a rispondere alla mail che mi hai mandato ma mi torna tutto indietro… non so perché. Volevo solo ringraziarti per avemi letto. Magari un giorno ci vedremo, anche con il nostro comune “conoscente”.

    Ciao!

  5. Pingback: Paul Auster, Oracle Night | Sonnenbarke

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