A un certo punto della vita

(o, del perché questo blog è in stand-by)

Da giorni apro Splinder, guardo la pagina bianca e richiudo, apro il taccuino (ho un taccuino ora – intonso) e lo richiudo. Sono afasica, come molti, anche cari amici, hanno notato.
Devo scrivere questa cosa e non ci riesco; sarà senza forma, sconnessa e confusionaria, ma tant’è.

Avevamo sedici anni e volevamo andare via da questa terra stretta un tempo di confine; alcuni – pochi – l’hanno fatto, la maggior parte è rimasta qui e si è adattata alla natia terra selvaggia, perché in fondo i marchigiani la loro terra la amano e fanno fatica a staccarsene.
La mia amica di allora mi diceva, "mi raccomando, non fare come quelle che trovano il ragazzo e non se ne vanno più". Io, per sicurezza, il ragazzo qui non l’ho (quasi) mai trovato.
Il paesello, io, l’ho sempre odiato, e non è che la cittadina dal nome inquietante arroccata sulla collina mi facesse sentire molto meglio.

Allora a diciannove anni mi sono detta, bene, è arrivato il momento, e ho scelto di fare l’università nel posto più lontano che mi venisse in mente. Dopo me ne sono andata anche da lì, verso una città un po’ meno lontana.

Qualcuno, intorno ai sedici, mi fece vedere Radiofreccia – forse sempre quella stessa amica, non ricordo – dove si dice che scappare da un paese di ventimila abitanti vuol dire voler scappare da se stessi.
Che io scappi da me stessa, l’hanno ormai capito anche i sassi, ma volendo si può far finta che non sia vero.
[Scappare da se stessi, è un discorso lungo, e io credo che solo chi scappa da se stesso sappia, anche senza saperlo dire, perché si scappa da se stessi.]

Allora vado via di nuovo, e sono eccitata e impaurita come se fosse la prima volta, e invece è la terza. Ma è come se fosse la prima, perché ora non ci saranno tasse universitarie, né lezioni, né banchi e aule.
Chiudo con il Nord, almeno questo l’ho imparato.

Oltre a questo, penso anche ad un’altra cosa in questo periodo. Penso che fra tre settimane saranno venticinque. 25 anni il 25, è una circostanza che ho sempre trovato simpatica. I venticinque anni hanno sempre avuto uno strano fascino per me, come una specie di data simbolica spartiacque a indicare l’entrata nella vita adulta. Che poi lo so, che non vuol dire niente, ma per me tutto è simbolo, possibilmente.
Ultimamente mi sto esercitando, quando mi chiedono l’età, a rispondere "venticinque", per iniziare a farci l’abitudine. E non avrei mai pensato che il venticinque che in un certo senso aspettavo mi avrebbe angosciato.
Perché sono indietro di due anni.

E tutto torna lì, sempre, a qualcosa che vorrei dimenticare, anche perché tanto non lo ricordo, ma che ho scritto addosso come un tatuaggio. E no, non ci riesco in nessun modo (né ci provo) a pensare che sia stata colpa mia. A venticinque anni, avere due anni di black-out è terrificante, perché in proporzione sono tanti.
A volte mi sembra di avere il marchio addosso, e infatti mi sa che ce l’ho davvero, perché tanti possono chiudere a chiave quella parentesi e io no.

E allora fatemi provare, ditemi che si può vivere anche dopo due depressioni. Io ci credo. Anche se devo remare più forte e stare attenta agli scogli.

[Fra una decina di giorni. Non so che fine fa il blog, ma ve ne farete una ragione].

Annunci

14 pensieri su “A un certo punto della vita

  1. EstherG

    cerco di provare a dire qualcosa di intelligente, una di quelle cose che le dici e pensi, l’avessero detta a me!, ma è difficile, non ne sono capace. e poi l’hai detto già tu chiedendo di dirtelo, tutto quello che c’è da sapere e sentire (c’è una bella differenza, tra sapere e sentire, e tu adesso sai, il primo passo è fatto, manca il secondo, e se serve a qualcosa questo ti dico, sì, si può).
    buona nuova vita.

  2. Mdnstyle

    Mari non sai la richezza che hai dentro,devi solo rendertene conto.
    Io lo so da tempo.
    Un abbraccio enorme ci si sente torno a casa tra due settimane.
    Beso

  3. utente anonimo

    ciao marina,
    volevo farti i complimenti per il tuo blog e per il bellissimo pezzo su canetti che hai scritto per i sognatori. hai alzato, e di molto, il livello generale! anche i tuoi post sono molto interessanti e mi piace molto che siano linkatissimi. complimentoniii!!!
    Daisy

    ps anch’io, come i tuoi amici sopra, vorrei dirti che si vive dopo due o cento depressioni. però se non te lo dici da sola non serve a molto…

  4. unpoapolide

    ma pensa. io 28 il 28. l’altr’anno. stesso mese. oltre che dopo due depressioni, si può vivere anche dopo altro. non provare l’età prima di arrivarci. quando l’anno scorso ne ho compiuti 28, pensavo fossero 29. avevo trascorso il 27esimo a dirmi, no però ganzo 28 il 28. vabbè. scusa. non lo so. quei due anni non sono blackout. non credo. però tu sì, e questo conta. alla fine, conta più cosa si crede, che cosa è. già. ummm….sto diventando come non devo. in bocca al lupo per tutto, e per il blog…sì, di tutto ci si fa una ragione….ma casomai….ti volessi poi rifare viva…avverti…così, per un saluto…mica…grazie marina. and.

  5. PattyBruce

    Un enorme in bocca al lupo. Ti auguro tutto quello che puoi desiderare.
    Per il blog, io comunque passerò, di tanto in tanto, per vedere se sei riapparsa. Mi mancheranno i tuoi post.

  6. Sonnenbarke

    Remo: grazie. Le tue parole mi toccano molto.

    Esther: quello che dici tu, su questo argomento, è sempre intelligente. Perché lo sei tu. E perché sai di cosa si sta parlando. (E nessuno lo dice bene come te, fra l’altro).

    Roberto: tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te in tribunale. (No, ma io ti adoro).

    Naza: ti voglio un gran bene, ma proprio tanto.

    Serialreader: grazie per i complimenti! E però secondo me il livello generale non era mica basso.

    Andrea: grazie a te. Perché diventi come non devi? A me è piaciuto quello che hai scritto. Mi hai fatto sorridere 🙂

    Patty: cercherò comunque di farmi viva di tanto in tanto, devo solo vedere di organizzarmi…

    Diego: grazie!

  7. Dichtung

    Nel posto più lontano che ti sia venuto in mente ci sono nata e, va da sé, ne sono scappata. Naturalmente, in omaggio al movimento della fuga, me ne sono andata anche dalle mete successive, così come me ne andrò dalla presente. Ultimamente penso però che – a dispetto delle apparenze – non si tratti di fughe, ma di puntate in avanti, di avanzamenti. Si è abituati a pensare staticamente e convenzionalmente ponendo al centro del nostro cammino, banalmente, il luogo di nascita: ci si continua a chiedere da dove si viene, fatto del tutto casuale ed involontario, e si omette ad arte, per timore dell’ignoto, credo, di chiedere invece dove si va. Ti auguro che la strada sia lunga e che il viaggio duri a lungo, ovvero che il cammino conti più della meta.
    http://www.itacafestival.org/citazioni.html

  8. mynona

    Certo che si può…anche tre. Pure io sono in periodaccio nero, ma stringo i denti…gli analisti non mi riavranno!

  9. Sonnenbarke

    Dichtung, ti ringrazio perché hai detto una cosa MOLTO intelligente.

    “ci si continua a chiedere da dove si viene, fatto del tutto casuale ed involontario, e si omette ad arte, per timore dell’ignoto, credo, di chiedere invece dove si va.”

    È verissimo, eppure non ho mai sentito nessun altro guardare le cose da questo punto di vista. E forse nemmeno io l’ho mai fatto.

    Ti assicuro che ci mediterò, ci sto già meditando.

    Il tuo è in un certo senso un ribaltamento della prospettiva. Quello che la gente non fa mai, eppure basterebbe a dare il giusto peso a tante cose.
    Grazie davvero, ma proprio tanto.

    Fra parentesi, io la tua città la adoro, anche se non ci ho resistito nemmeno un anno. Forse è la città che ho più amato in assoluto. L’ho amata talmente tanto da finire con l’odiarla. Se questo ha senso.

    Monica, mi dispiace molto per il tuo periodaccio. Stringi i denti, sì, e sfogati. Non so tu, ma io, piuttosto che tornare da un analista, mi vendo amici parenti e amori. Giuro.

    A tutti: ma che è che vi ha fatto pensare che io sia in un periodo nero? Io sono felice come una Pasqua, ho solo un’ansia che mi ci vorrebbero otto scatole di Xanax – e invece non prendo neanche una goccia di valeriana.
    Vi pare che io sia di vetro, e invece io sò de coccio 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...