Altra gente

Altra gente, Martin Amis

Martin Amis, Altra gente. Un racconto del mistero, Einaudi.

Ho trovato questo libro in casa, visto che la pila sul comodino più che attirarmi mi intimorisce, l’ho attaccato speranzosa.
Si parla di una donna che ha perso la memoria, al punto tale da non ricordare più nulla: né il suo nome, né cose basilari come le nuvole o addirittura i sentimenti, le scarpe che ha ai piedi le sembrano protesi messe lì apposta per provocarle dolore. Mary, così decide di farsi chiamare, deve ritrovare se stessa, ma quello che va scoprendo nel corso del tempo non le piace per niente, è qualcosa di totalmente diverso, di opposto da quella ragazza innocente che ora lei è. E si ritroverà, aiutata da un poliziotto che ha a cuore il suo caso, e il percorso per arrivare a se stessa è francamente disgustoso.

Ora, se volete, leggete su Internet Bookshop la recensione dell’Indice, e vi sembrerà tutto meraviglioso… Comunque leggetela perché la trama è ben spiegata, e vi fa venire voglia di leggere il libro.

Se invece volete sapere come la penso io, beh, sono stanca di trovare col lanternino solo libri inquietanti, sono stanca e nauseata dal degrado che fuoriesce da ogni poro della carta di questo libro, sono stanca dello schifo che non voglio respirare, è troppo sordido questo romanzo per me, perdonatemi. Non ho il palato delicato, ho il palato stanco.

Tuttavia, il romanzo è scritto molto bene, non si può negare, e cattura l’attenzione, tiene il lettore incollato alla pagina. Vedere il mondo con gli occhi di una donna che non ricorda più assolutamente nulla, ma proprio nulla, è un’esperienza bizzarra, senz’altro qualcosa che non avevo mai sperimentato prima, ed è interessante.

E poi sì, come dice la recensione dell’Indice, c’è il tema del doppio e il gioco dei nomi e cognomi (Mary Lamb è in realtà Amy Hide) e mi dicono addirittura Blake e bla e bla. Va bene, per me è troppo claustrofobico, troppo sordido, tutto questo schifo non mi va, grazie.
E per l’agnello e la tigre preferisco Blake, e per il tema del doppio preferisco ancora il buon vecchio Stevenson, e Hoffmann che giace sulla mia libreria da qualche mese in attesa del momento propizio.

Grazie, no.

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