La torre di Babele

La pila di libri sul mio comodino mi opprime. Anzi, per essere precisi non è una pila, sono due. Alcuni campeggiano lì da più di un anno.
Kerouac, soprattutto. Ho letto quasi tutto dai 15 anni in poi, e a un certo punto devo aver raggiunto l’overdose. I romanzi sono belli, alcuni più di altri (Big Sur e Angeli di desolazione sopra tutti), ma Kerouac è ormai la macchina da soldi della Mondadori. Stanno pubblicando di tutto, comprese le pagine giovanili di questo Diario di uno scrittore affamato che è praticamente diventato tutt’uno col mio comodino.
Poi, il Meridiano di Sylvia Plath. In questo caso il guaio è che mi sono impuntata a voler leggere le poesie in lingua originale (leggo sempre in inglese senza problemi) ma non ce la faccio, e leggerle in traduzione va contro i miei principi, dal momento che ho l’originale a disposizione.
Una raccolta di Poesie d’amore del ‘900, così si intitola. Sghignazzate pure, è poesia, comunque, e dentro ci sono dei gioiellini come Anise Koltz. Chi è? Una misconosciuta poetessa lussemburghese che scrive in francese.
Una antologia di poesie tedesche, dagli albori ai giorni nostri. In tedesco. Senza testo a fronte. Comprato due anni fa a Salisburgo in edizione Reclam, gialla e compattissima, veramente tascabile. Una raccolta molto bella, peccato che il mio tedesco, pare, non arrivi a tanto.
Un saggio di Philippe Ariès su L’uomo e la morte dal Medioevo a oggi. Interessante, ma a pagina 80 mi sono bloccata. Forse turbata dalla mole, 770 pagine in tutto. Giace lì da tempo immemore.
Un altro bel tomo, Le più belle pagine di Tommaso Landolfi scelte da Italo Calvino. Faceva parte della "lista dei libri che un aspirante traduttore deve leggere". La lista, a dire il vero, è di un anno e mezzo fa, e il traduttore è sempre aspirante. Comunque quei libri non li ho letti tutti. Questo l’ho ripreso in mano nelle ultime sere, effettivamente lo stile è molto bello, ma c’è da dire che non è proprio il massimo prima di andare a dormire.
Per la stessa categoria dell’inquietante, il Teatro di Beckett. Mi piace, ma mi mette un’angoscia indescrivibile. Com’è ovvio.
E Il libro dell’inquiteudine di Bernardo Soares, eteronimo di Pessoa. Che se si intitola così un motivo ci sarà. L’ho ripreso in mano dopo un po’ di tempo, ma anche questo non concilia il sonno, tutt’altro. Insomma, è piuttosto angosciante.
Infine ho un Canetti di cui fra poco vi parlerò, quasi finito.
Insomma, forse dovrei decidermi a togliere qualche segnalibro e riporre certi libri che evidentemente non ho nessuna intenzione di continuare a leggere, almeno per il momento. Sono le mie piccole manie, per cui per non portare a termine un libro deve essere veramente brutto. O anche, non si può saltare fra le pagine: le poesie vanno lette rigorosamente dalla prima all’ultima, e i racconti idem.
(E chi se ne frega? Mah, così, si faceva per dire.)

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6 pensieri su “La torre di Babele

  1. Mdnstyle

    Il caro Jack, o lo leggi in lingua originale o ne perdi l’esseza…
    E cara mari, sarà una malattia sentirsi in colpa per non aver finito un libro?

  2. utente anonimo

    Tutti hanno “la pila” di libri da leggere che ristagna sul comodino per mesi, anni. Io (che ho letto tutto Kerouac, e non cedo a tutti gli inediti non-inediti che escono ultimamente:) ho l’incubo di Pynchon. Ne ho tre a prender polvere. Però il Teatro di Beckett te lo consiglio: angoscia meno di quel che si crede. A me spesso è di consolazione.
    Babsi

  3. Sonnenbarke

    Ciao Babsi, mi fa molto piacere vedere che passi da queste parti.
    Guarda, Beckett mi piace davvero, anche se, povera me, l’ho scoperto giusto qualche mese fa… Però mi angoscia parecchio, e devo ritagliarmi momenti dedicati e al riparo da ogni ansia per leggerlo…

  4. unpoapolide

    sono finito in questo post perché attirato dal titolo, torre di babele, mentre ne stavo leggendo un altro, quello su Amis, e….mi sto leggendo un romanzo, il primo della Trilogia di New York di Paul Auster, in cui guarda caso ci sta la Torre di Babele, e anche il tema del doppio, dell’identità…etc. Le solite cose. Poi leggo di Beckett. E giusto quest’anno ho letto Murphy, Molloy, Malone muore, e ci ho scritto pure sopra, su BS. il teatro è più divertente. a dirla tutta, Beckett diverte sempre. Per come utilizza…te prendi Aspettando Godot. E c’è Charlie Chaplin, ci sono Laurel and Hardy, pure Buster Keaton (con cui girerà Film). Ed i colori, l’utilizzo dei colori. Bianco nero rosso. Non dico sempre, eh. Il movimento. Comunque, la lettura di quei tre romanzi (più parte di una sua biografia, quella più, per così dire, autorizzata, di James Knowlson) mi ha aperto una porticina diversa sul suo mondo. credo. sempre lui, certo. parti complementari.
    Per letture pre-sonno, L’inventore di sogni, di McEwan. L’ho letto ieri l’altro, è scritto molto bene. Per me si compiace troppo del suo saper scrivere, ma scorre via come un buon bicchiere d’acqua. Per un vino potrei dire Fante. Per un bourbon, Faulkner. Sai, a piccoli sorsi.
    forse è meglio che vada a letto….
    notte,
    andrea

  5. Sonnenbarke

    @ unpoapolide: grazie dei consigli! McEwan non lo conosco, proverò a vedere di che si tratta. Fante non mi ispira tantissimo, ma una volta o l’altra leggerò qualcosa. Di Faulkner avevo preso Zanzare in un remainder, ma per adesso è ancora posizionato in libreria ad aspettare.
    Beckett divertente? Oddio, è l’ultima cosa che avrei detto, ma io sull’argomento sono ignorante…

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