Afasie

A volte mi capita di ritrovarmi afasica di fronte a situazioni troppo grandi o troppo belle. È un po’ il topos Sturm und Drang dell’indicibilità. Di fronte a spettacoli (di solito naturali) di sublime bellezza, lo scrittore affermava l’impossibilità di descrivere ciò a cui assisteva. Insomma, come dice il Werther, «Come può la fredda lettera morta rappresentare questo fiore celeste dello spirito?». Peraltro, dopo aver sostenuto con forza l’indescrivibilità, gli Stürmer si affrettavano spesso a descrivere il tutto con dovizia di particolari.

Più prosaicamente, a volte mi ritrovo afasica anche quando sono in mezzo ad ambienti non miei. Se non so parlare con proprietà di linguaggio di una cosa sto zitta, e non c’è mica verso di togliermi questo vizio.
Ne consegue che non mi trovo a parlare di un gran numero di cose, perché la mia cultura, del resto scarsa, è molto settoriale.

Buona la seconda, e però buona anche la prima (con le dovute proporzioni, che va bene la mia attitudine tendente allo Sturm und Drang, ma non esageriamo), eccomi in afasia mahleriana.
Allora, è successo che io mi trovassi, non direi casualmente, a questa prova generale della Terza Sinfonia di Mahler.
Insomma, era la primissima volta che ascoltavo un’orchestra sinfonica dal vivo, per giunta in un palco proprio sopra i contrabbassi. Ecco, che nonostante il disagio e l’afasia sia stata un’esperienza bellissima che mi piacerebbe ripetere, penso che si capisse. Spero.

Tentativo di superare l’afasia.
Non so niente di musica classica, e questo si era capito.
Mi ricordo che da bambina qualche volta i miei ascoltavano il Bolero di Ravel, e a me piaceva tanto, e per la scuola avevo fatto anche un orribile disegno ascoltandolo: farfalle, piccole e poi più grandi al ritmo della musica, disegnate da una bambina impedita con le matite da disegno.
Poi, due anni fa, dopo che la docente più illuminata che io abbia conosciuto ci ebbe fatto vedere il Barry Lyndon di Kubrick, decisi che la musica classica era bella anche se non ci capivo niente. Da questo non consegue assolutamente niente, se non che ascolto Schubert con molto piacere, e anche qualcos’altro, certo.

Mahler lo conobbi, sempre due anni fa, a Salisburgo, al corso di lingua e cultura austriaca: oltre a parlare di storia, lingua, Hofmannsthal e Trakl, uno degli insegnanti ci fece ascoltare il Lied von der Erde. Lì nacquero e lì morirono le mie frequentazioni mahleriane, perché l’avevo trovato eccessivamente pomposo per il mio gusto.
Poi un paio di anni dopo mi trovo appunto a questa prova, e l’effetto è diverso. E non so dire, perché so esprimere emozioni su un libro ma non sulla musica, che sia sinfonica o meno. Però è stato bello, ecco, una di quelle cose che si sentono con la bocca dello stomaco, da dove non attingo parole. E però, se il mio accompagnatore mascarato ci ha fatto caso, forse ha notato una certa qual pelle d’oca sulle mie braccine nude, che certo non era per un freddo che non c’era.

[Questo post è stato scritto dietro velato suggerimento. Ho fatto del mio meglio, e il mio meglio è poco.]

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2 pensieri su “Afasie

  1. unpoapolide

    hai fatto del tuo meglio. punto. quanto sia, non ci pensare troppo. magari una persona arriva qui e pensa che è tanto. ehi. il tuo meglio non è poco.
    ciao!-) andrea

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