Chi sono io

[Quando mi sono iscritta a Splinder a dicembre mi sono trovata subito di fronte a uno scoglio. Nel profilo c’era un campo da riempire, "Chi sono". "Sono una persona", ho scritto, e per quanto suoni banale è la cosa meno banale che io avrei potuto scrivere, la meno scontata. "Per il resto vedremo", ho scritto. Qualcuno sostiene che quando dico "vedremo" lo faccio per tener buono l’interlocutore, intendendo in realtà "non rompere, non ho intenzione di vedere un bel niente". È vero, ma non in questo caso, perché in quella circostanza anche se forse non pareva l’interlocutore ero io. Ho visto. Quanto segue è quello che ho visto fin qui; ho visto abbastanza da poterlo scrivere, sebbene non abbastanza da potermi fermare. Ora ve lo dico, chi sono. Ma non lo scrivo sul profilo, perché "sono una persona" resti sempre di monito.
Questo post è lungo: non voglio concisione. Può darsi che si riveli uno work in progress.]

Nasco al mondo il 25 marzo 1982, in una clinica privata di questa cittadina marchigiana arroccata su un colle, dal nome poco rassicurante di Macerata. Dopo accesi dibattiti i genitori e la sorella di otto anni più grande decidono di chiamarmi Marina.

Trascorro un’infanzia senza infamia e senza lode, a parte la stranezza di essere alquanto incapace di stare in situazioni di socialità con altri bambini che non siano i cugini dirimpettai.

A tre anni io e la mamma iniziamo a giocare con quelle belle lettere di plastica colorata che si attaccano con una calamita alla lavagnetta (verde, se non sbaglio).

Fra alterne vicende cresco, studio sempre da brava bambina giudiziosa, gioco a pallavolo con le cugine e alla "maestra" con i nonni, danzo con passione ma con la grazia di un ippopotamino con le scarpette, leggo i libri che mi porta mia mamma. Ricordo I pattini d’argento con la copertina celeste e lei che orgogliosa mi dice che la commessa della libreria le ha detto che sono troppo piccola per leggerlo.

Ancora fra alterne vicende, libri e libercoli, continuo a crescere e appendo le scarpette al muro.

Fra alterne vicende a diciassette anni mi acconcio la mia poi sempiterna capigliatura lunga e semi-riccia, inizio a vestirmi di nero con annesse (piccole) amenità e riempio l’aria della mia stanza con le note dei Cure. Alcuni ritengono che io sia "dark" – non però i dark stessi.
E intanto leggo, e dai gialli dei miei undici anni passo alla beat generation dei quindici diventando pure una discreta esperta, nel mio piccolo.

Mi trastullo adolescente fra sogni di vita in Inghilterra, ma a diciannove mi accontento di fare l’universitaria a Trieste. Trieste mi vede domiciliata per un anno e vai-e-vieni per altri tre, e si prende il mio cuore nella maniera più violenta che a una città sia data. È un amore-odio viscerale, è la saudade di ogni via che mi penetra nel naso con le sue puzze inconfondibili, sono le sere passate a guardare il tramonto da piazza Unità d’Italia, con il sole che si tuffa nel mare proprio accanto al castello di Miramare, sono le passeggiate con la bora che frantuma le ossa, le salite a San Giusto, la saudade che mi acuisce i reumatismi all’anima come umidità… e che mi spinge ad andarmene a un certo punto.
Per piombare per tre interi lunghissimi anni a Verona, giusto per intuire, alla fine, che una centroitalica non può vivere nella Padania che, senza offesa per chi ci vive, è l’antitesi di tutto ciò che è bello, con quelle nebbie grigie e la sempiterna puzza di smog che riempie i polmoni, con quelle afe estive che ti appiccicano al marciapiede liquefatto, con le zanzare grosse come un dito, con le casette tutte uguali – l’industriosissimo nord.

E nel frattempo mi scopro persa, mi ritrovo costantemente in fuga da qualcosa, come quell’amica che mi diceva che ero sempre di fretta, ma senza sapere veramente dove mai volessi andare.

E leggo, ancora, alzando il tiro, e imbratto quaderni e in quell’agosto del 2002 mi metto di buona lena al computer a raffazzonare sessanta pagine di parole che leggeranno in venticinque, non uno di più, non uno di meno, e che conservo da qualche parte nel cassetto delle "cose da dimenticare", se non altro per un tardivamente raggiunto spirito critico.

E intanto faccio la conoscenza della Psichiatria: una di quelle che ti riempiono di moine e sembrano tanto amiche finché non te la fanno troppo grossa e non le butti per sempre dietro le spalle, con tutto il rispetto (e lo dico davvero) per chi invece non è stato preso per il culo.

E sono anni bui, questi ultimi, pieni di buchi che non saprei riempire o che saprei riempire troppo bene, anni in cui credi che non valga più la pena e tocchi il fondo e inizi a scavare, solo che poi ti fermano letteralmente le mani.

A me stessa nasco giovedì 6 aprile 2006, nell’istante preciso in cui un angelo mi ferma le mani. Nasco a me stessa piangendo e urlando come un vero neonato, per il dolore e la sorpresa all’impatto con l’aria che mi entra nei polmoni.

Nascere a se stessi è proprio come nascere al mondo, e sono ancora bambina in quella fase in cui si resta a bocca aperta di fronte alle piccole cose come un colibrì che batte velocissimamente le ali vicino a un fiore, e si chiede "perché" e "cos’è" e ci si meraviglia di tutto. E ci si forma a poco a poco e ci si intuisce.

Sono una persona che ama leggere sopra ogni cosa, che ha sempre il naso in un libro da tanti anni ormai da avere assunto la tipica postura da topo di biblioteca, che vorrebbe passare la vita sfogliando pagine e assaporando carta con i polpastrelli, che spera (sogna) che un giorno qualcuno la paghi per leggere.

Sono una persona che ama le lingue, che trova il tedesco estremamente musicale e che da due anni è affetta da eliascanettite acuta.

Sono una persona che ama l’Arte in ogni sua forma, che ama la Poesia intesa in senso lato, che crede che Arte siano anche le macchie sulle ali di una farfalla e che Poesia sia anche il sole che tramonta sul mare.

Sono una persona che crede che una risata fatta in compagnia scaldi il cuore come una tazza di tè fumante sorseggiata in un pomeriggio d’inverno.

Sono una persona che non rinnega il suo amore per Schiele, ma che crede che a volte sia bello anche fermarsi a guardare un Monet.

Sono una persona che crede che accanto alla sua collezione di musica "oscura" ci possano ben stare Bregovic balcanico malinconico e allegro e i R.E.M. da ascoltare a tutto volume per ritrovare il buonumore.

Sono una persona che crede che il lutto si addica forse a Elettra, ma non [più] a se stessa, e che prima o poi troverà il coraggio di comprare quella maglietta bianca che un giorno ha provato in un negozio.

Sono una persona che legge Calvin e Hobbes e i fumetti idioti tedeschi infischiandosene del giudizio altrui.

Sono una persona che alcuni dicono intellettuale, ma che sa benissimo di non esserlo, è solo sete di sapere e di non regredire mai a massa di pecore.

Sono una persona che ha chiuso nel cassetto l’anello con i teschi e che ne porta ora solo uno liscio e semplice.

Sono una persona che si interessa di politica a livello basso, a livello appena superiore al bar Sport, anche se qualcuno rimane basito di fronte al mio sapere il nome dei ministri.

Sono una persona che vive le emozioni a livello visivo benché per esprimerle usi le parole, essendo incapace di dipingere più ancora che di danzare. Che ha smesso di fotografare cimiteri per fotografare gatti. Perché, per l’appunto, il mio amore per i gatti è secondo solo a quello per la lettura.

Sono una persona passionale, che vuol sentire tutto fino all’estrema scintilla di intensità, che sente le emozioni forti sulla pelle, che spiana le montagne per inseguire un sogno perché alle chimere non ci crede più, che vive tutto intensamente ma non vuole spegnersi subito, che non ha paura di bruciare lentamente perché è fuoco lei stessa – fuoco che scalda, non che incendia.

Sono una persona che continua a non credere in un Dio padre onnipotente, ma che si è disfatta di quel cinismo nei confronti della vita tutta che a ventiquattro anni non le si addiceva.

Sono una persona che si inventa ricette e tira fuori padelle e ingredienti perché le piace a-s-s-a-p-o-r-a-r-e.

Sono una persona per la quale ogni centimetro della propria pelle è sacro e a curarlo non c’è proprio niente di male, anzi.

Sono una persona fatta di cervello e carne: ed entrambi sono sacri.

Sono una donna che non vuole più vergognarsi di esser tale.

Sono una persona che ha scoperto che non solo esiste, ma addirittura è.

Sono una persona che non rinnega una virgola del suo passato, perché senza di esso non sarebbe come è ora, ma che afferma, che grida: «Questi ricordi sono dentro di me, ma non sono me».

Questo c’è scritto sul mio quaderno nuovo, con inchiostro indelebile che nessuno mai potrà cancellare, e non è frutto di illuminazione ma di quattro mesi di lavoro sotterraneo e non. E il quaderno è solo all’inizio, le pagine bianche da riempire sono ancora più di diecimila.

Al mondo si nasce da madre, a se stessi si nasce come da un uovo: il guscio è terra e fango ed erba, quando si schiude ne esce una sfera piccola e calda che è l’anima. L’uovo va covato con amore, riscaldato con amore affinché cresca bene e si schiuda a tempo: forse qualcuno sa covarsi da sé, anche se non lo credo; io no.

Tutto questo lo dedico a Roberto, l’unica perla vera che io abbia mai sfiorato, perché è una vittoria sua non meno che mia; affinché capisca che non c’è modo di amare una persona più di così, riscaldandone l’anima per consentirle di nascere a se stessa.

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27 pensieri su “Chi sono io

  1. Alienore

    sono capitata qui per caso, e per una volta ringrazio i percorsi tortuosi della rete. Già, perchè anch’io sono di quelli che a Trieste ci sono capitati quasi per caso (ancora una volta) e non riesco più ad andar via. E non avrei potuto trovare un termine più adatto di “saudade”.So che c’entra poco con tutto il post, chiedo perdono. Ma confermo che Trieste è una città che ti si insinua sotto la pelle e non te la scrolli più di dosso.

  2. utente anonimo

    Eccone un’altra a cui Trieste è entrata nell’anima con la stessa violenza ciclonica di una raffica di bora, abbagliandomi con quella strana e trionfante luce ruggine dei suoi tramonti autunnali, quella luce che non ha eguali in nessun’altra parte del mondo…eccone un’altra che guarda ancora tutto come una bambina, entusiasmandosi per uno scoiattolo che scappa su un albero, un’altra che vuole vivere e fare esperienze e vincere paure, e scalare montagne e volare in picchiata sul mare e nel sole su un trabiccolo di aeroplanino…
    un’altra che ha capito che dopo essere nati a se stessi…quello che si è niente e nessuno potrà mai portarcelo via…
    pj

  3. Harion

    Un bellissimo ed intenso profilo,alcune cose le condivido appieno (il non regredire con le pecore della massa è stata una frase meravigliosa -_^)
    La passione per i lilbri scorre come la forza nei Jedi….a presto,tornerò a trovarti! A dimenticavo: adoro il tedesco!!! L’ho studiato alle superiori ma intendo riprendero quest’estate!!è MUSICALISSIMO! e anche parecchio difficile da cantare (lirica,intendo 😉
    Sayonara
    Arianna

  4. utente anonimo

    ciao, bellissimi i libri di cui parli. Non li ho letti tutti ma molti. Canetti mi piace molto. Massa e Potere e l’autobiografia. Invece non sono una fan di Auto da Fe’. Ma non per il modo in cui e’ scritto, per il contenuto. Hai mai letto Queneau?
    Trieste e’ bella. Ma l’ho visitata in toccata e fuga. Potrei tornarci pero’, mi piacerebbe e non si sa mai dove ti porti la vita. Per ora mi ha portato in Germania e proprio ieri ho preso in prestito Die gerettete Zunge, per rileggerlo in lingua originale. Sai cosa si dice di chi legge tanto qui? Ein Leseratte. Lo dicono gia’ a me. In bocca al lupo per tutto e alla prossima, Alberta

  5. Sonnenbarke

    Ciao Alberta, grazie per il passaggio. come mai non ti è piaciuto il contenuto di Auto da fé?
    Sì, ho letto tre libri di Queneau, qualcosa puoi trovare anche qui sopra.

  6. utente anonimo

    Auto da fe’… beh, diciamo che quando gli scrittori scrivono davvero bene e la situazione descritta ha qualcosa che mi disturba allora diventa quasi troppo per me 🙂
    cosa hai letto di Christa Wolf? e che ne pensi?

  7. utente anonimo

    ecco, scusa. Ho visto dopo che hai inserito una recensione su Trama d’Infanzia. Anch’io l’ho trovato splendido come libro. Denso e bello. Come una donna tanto acuta come Christa Wolf avesse fatto parte del sistema, come una famiglia (la sua), dove la guerra non era amata e nemmeno il Fuehrer, avesse preferito lasciare la figlia seguire la corrente per essere parte del proprio tempo… forse? o forse altro ancora. Molto bello. Il dolore dei vinti, che non si puo’ forse ancora dire, visto che c’e’ chi ha sofferto molto di piu’, che non si puo’ dire perche’ erano loro i cattivi. Ma rimane dolore. E mi e’ piaciuto un giorno all’anno, l’hai letto? Interessante anche per la riunificazione. Cassandra invece me l’ha regalata mio marito: in tedesco. Molto poetica, ma troppo difficile per me. In italiano e’ interessante, ma la traduzione non sta assolutamente al passo con l’originale…
    Medea invece non l’ho ancora avuta in mano.

  8. Sonnenbarke

    @Alberta: non ho letto “Un giorno all’anno” ma credo che sia molto bello, è uno di quelli che prima o poi dovrò leggere. Invece ho letto “Medea” e mi è piaciuto molto.
    Capisco quello che dici a proposito di “Auto da fé”, capisco bene…

  9. Ucronia

    Sono arrivato a questo blog grazie alla segnalazione del poeta che segnali di lato, e che se ho ben capito è importante per te al di là delle rime 😉
    Hai scritto un’autobiografia viscerale ma che con l’intimismo non ha niente a che vedere, altrimenti non riuscirebbe così emozionante…Davvero belle righe, soprattutto per chi aspetta ancora il momento della nascita a sé stesso. Anch’io sono marchigiano, e anch’io la folgorazione l’ho trovata in un’altra città, Roma. Che per lo smog farà anche competizione alla padania, ma che poi ti sommerge con tutta quella vita che gli scorre addosso, di fronte a cui non posso fare altro che scrivere o camminare ciecamente, perché in questa città, dovunque mi muova, trovo sempre qualcosa da vivere o da rimpiangere.
    A presto!

  10. Sonnenbarke

    Ciao Michele, grazie di essere passato.
    E così siamo conterranei, ma pensa… (di dove?)
    Lo capisco, questo tuo trovare in ogni angolo qualcosa da vivere o da rimpiangere… Lo capisco bene…
    [Grazie per i complimenti, immeritati]

  11. Ucronia

    Sono di San Benedetto del Tronto, una città tristemente più omologata al modello della provincia italiana media, rispetto a Macerata.
    Ci sentiamo!

    Michele

  12. denisocka

    Scopro solo ora che sei marchigiana. Io sono una mezzosangue: papà di Ancona (nato in provincia di Pesaro), mamma milanese.
    Un abbraccio
    Denise
    p.s.: bella presentazione viscerale

  13. utente anonimo

    Ciao
    Marina,
    mi ero ripromesso di passare a salutarti, prima o poi.
    Mi sono ricordato il tuo vecchio nick, pensa un po’.
    Spero ti ricordi di me.
    Io non ho ancora il mio angelo.
    Forse non l’avrò mai.
    Complimenti per il blog.
    Un abbraccio.
    Luca

  14. uskaralis07

    Ciao Marina non avevo ancora letto “chi 6”, ma non è mai troppo tardi per incontrare una persona così bella dentro. Capisco , da buon friulano/istriano di origine, e riconosco il tuo incanto per Trieste.Franco

  15. utente anonimo

    Voglio fare i complimenti a te, Marina, per la qualità degli interventi e per le informazioni contenute nel blog. L’ho scoperto da poco ma lo spulcio quotidianamente.
    Grazie ancora.

    Luca Martini
    Bologna

  16. utente anonimo

    “Dopo accesi dibattiti i genitori e la sorella di otto anni più grande decidono di chiamarmi Marina”

    … presero una decisione bellissima. Marina è un nome molto bello, e molto belle queste pagine.

    Ho capito come si può ringraziare, aprendo la finestra in fondo. Ecco, questo mio breve commento è per ringraziarti.

    Adelelmo

  17. Sonnenbarke

    Grazie a te, Adelelmo 🙂

    PS. Visto che non credo ci siano tante persone con il tuo nome così particolare… sei il poeta Adelelmo R. per caso?

  18. Sonnenbarke

    Ho cancellato un commento di cui mi sono accorta solo ora, era di sei giorni fa. Sgrammaticato, spammer ubriaco. Inutile lasciare l’indirizzo email, sparate le vostre volgarità ubriache e non richieste da un’altra parte. Grazie.

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