BiBi e la voce verde

Dalla stessa fonte, pagina 9, speculare sovrapponibile a quanto precede. Il libro è questo. Per bambini, ma magari non solo. Perché tutti continuiamo ad essere un po’ bambini, e non è affatto un male.

Di nuovo, copio spudoratamente, recensisce questa volta Cristiana Rocco.

Chiunque si sia trovato a fare, o meglio, a subire un trasloco nel bel mezzo della propria infanzia, forse ricorda ancora quanto ciò possa essere faticoso, a non fisicamente; io ho continuato per notti e notti a sognare il giardino (che in realtà ho scoperto poi essere niente più che un orticello!) della casa che ho lasciato con la mia famiglia a sei anni. Allo stesso modo anche "BiBi era triste. La sua famiglia si era appena trasferita dalla vecchia, meravigliosa casa in cui BiBi aveva sempre abitato, in una casa strana, nuova e sconosciuta. Nessuno aveva pensato che a BiBi sarebbe mancata la vecchia casa, con tutti i suoi nascondigli, angoli e cantucci, il piccolo giardino e soprattutto il generoso albero di gelso che la lasciava sedere alla sua ombra, regalandole succosi frutti e ascoltando i suoi segreti". Con queste parole inizia "BiBi e la voce verde", prima favola dell’iraniana Azar Nafisi, ben più nota per il suo "Leggere Lolita a Teheran".
Dunque, di chi era la colpa di tanta tristezza, se non del suo fratellino? "Da quando era nato lui tutto era cambiato e tutti erano cambiati. Era stato allora che papà e mamma si erano messi a cercare una casa nuova". Povera piccola BiBi, come se non fosse già abbastanza difficile sopportare l’arrivo di un fratellino, che irrompe indelicatamente in quello che prima era il suo beato e indiscusso regno, strappandole l’esclusività dell’amore dei genitori, questo minuscolo intruso si arroga anche il diritto di portarla via dai suoi nascondigli, dal suo albero, dai suoi luoghi familiari, da tutto ciò che costituiva la sua rassicurante tana. […]
E a nulla serve tornare davanti alla vecchia casa aspettando che l’ingresso si apra accogliente come prima. In compenso il buon vecchio albero fa a BiBi un piccolo ma prezioso regalo: un bruco dalla voce verde proprio come la sua, verde come la voce che viene da dentro, come la voce di tutto ciò di cui naturalmente ci si può fidare: e infatti la piccola si preoccupa immediatamente di allestire una casetta per il nuovo amico in un’accogliente scatola di fiammiferi… E sarà proprio il fidato compagno che condurrà BiBi in un decisivo viaggio onirico durante il quale la bimba darà sfogo alle proprie paure e frustrazioni. […]
E finalmente il fratellino si rivelerà un ottimo compagno di giochi e non più un rivale, finalmente la nuova casa non sarà più popolata da mostri notturni ma da tanti simpatici fantastici amici, finalmente BiBi scoprirà la splendida serra ricca di fiori "di cui papà e mamma parlavano tanto". E la meravigliosa farfalla in cui il bruchino si è trasformato insegnerà dunque a BiBi che, anche se tutto può cambiare, niente di ciò che amiamo si può perdere. E qui, più ancora delle parole stesse parlano ancora le bellissime illustrazioni: il carretto di legno zeppo dei pezzi della propria giovanissima vita che la bimba si tira dietro, la scatola di fiammiferi e la stessa protagonista raffigurati sulle ali della farfalla, esprimono, meglio di qualsiasi discorso si possa fare ad un bambino, il senso dell’immenso potere del cuore, dell’infinito spazio della "casa portatile" che ciascuno trascina con sé, in cui conservare tutti i cantucci, tutti i ricordi, tutte le persone che si amano o che si sono amate. "Ora metti i tuoi nuovi amici e i tuoi nuovi pensieri nella casa portatile, e tienila sempre con te. Dai, vai. Vai. E così BiBi era andata…"

 

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