Die Sonnenbarke: un capolavoro!

Vi capita mai di leggere recensioncine online, ad esempio quelle su internetbookshop o su bol? O anche ascoltare commenti di parenti e conoscenti o entusiastici apprezzamenti in libreria?

Il codice da Vinci: un capolavoro!
“SOLO UNA PAROLA ECCEZZIONALE!!! ” (commento di ONIRAM su ibs, e complimenti per l’itagliano)
“strepitoso.Il libro più bello di tutti i tempi.Il libro dell’isola deserta,il libro che vorresti aver letto prima di morire.Non ho parole amici miei,non ho parole.Che Dio benedica questo scrittore,ho aspettato una vita ma alla fine è arrivato.” (commento di Umberto, sempre su ibs)

Orgoglio e pregiudizio: un altro capolavoro!
“Capolavoro. è un romanzo degno d esser chiamato tale. è carico di emozioni. Nn c’è molto da dire: stupendo. Nn s dimenticherà nessuno molto facilmente d questo romanzo, io mentre lo leggevo ne ero affascinata. Rispecchia i modi d vivere e le mentalità d persone ke potrebbero essere esistite veramente. è un romanzo incantevole.” (commento di Sarah su bol, impara a scrivere, thx)

Io uccido: ennesimo capolavoro!
“Semplicemente uno dei più bei libri che abbia letto (e ne ho letti parecchi…)” (commento di Nicola su ibs)

Cosa rende tale un capolavoro?

Prima di tutto, direi il lettore.
Se uno legge due libri l’anno, di cui un Harmony e un libro di ricette, è abbastanza comprensibile che trovi il terzo assolutamente stupendo anche se si tratta di un libercolo da quattro soldi.
Quando, poi, qualcuno sente il bisogno di specificare che di libri ne legge parecchi, mi fa sempre drizzare le antennine. Parecchi quanti? E soprattutto, parecchi sì, ma di che tipo? Io credo di aver letto qualche centinaio di libri nella mia giovane vita, ma onestamente ritengo di aver letto pochissimo.
Non voglio dire che solo il critico letterario abbia il diritto di applicare la parola “capolavoro” (che dio me ne scampi e liberi), ma oso pensare che per usare certi termini sia necessaria una qual cultura di base.
Sono snob, ditelo pure, tanto è vero.

Credo, ahimé, che giochi un ruolo importante anche il gusto personale del lettore, dal momento che l’obiettività di giudizio è pura utopia, com’è giusto che sia.
Esempio pratico personale. Magari la Recherche proustiana è un capolavoro, fatto sta che io a meno di cento pagine del primo volume ho scaraventato il libro dalla finestra con tanto di reset mentale per cui temo di non ricordare neppure una singola parola del poco che ho letto, e allora sarà difficile che io ne parli come di un capolavoro.

Superati questi due non piccoli scogli… bisogna circostanziare.
Ok, Piperno è geniale: perché? Insomma, se vi piace tanto, parlatemene. Sono in ascolto. Aspetto. Beh? Ah, “non c’è molto da dire”? E allora perché è un capolavoro? Se non c’è molto da dire, significa che è talmente insulso che non vale la pena spenderci due parole. Se è così stupendo, parlatemi per ore di quello che vi ha colpito così tanto.

Insomma, lettore di una certa cultura e capace di circostanziare: quando un capolavoro è tale?

A parer mio, per affibbiare a un testo cotanta altisonante parola, occorre che esso abbia una certa originalità. Per quanto bello, un libro non può essere – credo – un capolavoro, se è già stato scritto.
Fahrenheit 451 è un romanzo bellissimo, ma non è un capolavoro. Perché l’idea del rogo dei libri è affascinantissima ma per niente nuova.
Auto da fé è un capolavoro. Perché l’idea del rogo dei libri è vecchia come il mondo, ma lo stile di Canetti è unico (e se non lo è ditemelo, sono aperta al dialogo anche quando si tratta di demolire i miei miti. È dalle macerie che si costruisce, conoscenza e tutto il resto).

Ecco un altro punto: lo stile. Questione controversa, a parer mio, perché forse un capolavoro può essere tale anche se stilisticamente non fa fuochi d’artificio, purché sia originale in altro modo, ad esempio, appunto, nell’idea.
Saramago è un genio, perché ha inventato un modo nuovo di scrivere. Tanto per fare un esempio.

Un capolavoro deve mettere in moto il cervello. È un libro che, una volta chiuso, non resta sullo scaffale a riempirsi di ragnatele, ma fa invece venir voglia di riaprirlo ancora e ancora, fosse anche solo per rileggere un passaggio che ci ha colpito, per ritrovare una frase che ci tormenta. Ci accompagna, e non c’è verso di dimenticarlo.
Un capolavoro è spesso e volentieri un pugno sul cranio anche se, forse (ma non ne sono sicura), non lo è necessariamente.

Voi che ne dite, miei prodi lettori? Cos’è che rende un capolavoro tale?

E poi, come da titolo: ma perdinci, se tutto è un capolavoro, perché, allora magari anche Die Sonnenbarke lo è! (Ma se faccio leggere la mia horror-raccolta ai sopra(ec)citati commentatori, me la capolavorizzano? Che è la horror-raccolta? Niente, boni, silenzio stampa, mi avvalgo della facoltà di non rispondere).

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10 pensieri su “Die Sonnenbarke: un capolavoro!

  1. Sonnenbarke

    Bob, bene per la prima, siamo d’accordo.
    Passo la seconda, squinternato – io non ho detto la Sonnenbarke, ho detto Die Sonnenbarke, che è il titolo di codesto blog. Eppoi non si fanno blogghici sdilinquimenti quando manco si risponde agli essemmesse 😉

  2. dark_november

    Capolavoro? Qualcosa di unico nel suo genere, che ti rimane in testa anche dopo anni, che ti trasporta in un’altra dimensione. Ma neanche ne sono sicura.
    Poi potrei aggiungere tanto altro, a proposito di snobismo letterario che mi appartiene anche se leggo decine di romanzi dozzinali, ma oggi son fusa 😉

  3. Sonnenbarke

    Beneforti: trattasi di cazzatina di “gioventù”, quando a 20 anni (ora ne ho 220 di più, com’è noto) facevamo un bel file con orribili poesiole e prosicciuole e lo stampavamo dal pc di casa in collaborazione con una copisteria compiacente, e la si chiamava autoproduzione.

    Connie: leggere romanzi dozzinali ogni tanto va anche bene, che diavolo! E poi io rompo tanto le scatole ma mi divoro la saga di Harry Potter…

  4. utente anonimo

    mah..gli ultimi li ho trovati un po’ inutili, ad esser sincera, molto rumore per nulla!
    un capolavoro cos’è? bella domanda…oggettivamente si può tentare una definizione, per altro difficile, qualcosa di nuovo, innovativo, per quanto riguarda contenuti e/o stile, qualcosa che lascia il segno, non necessariamente qualcosa letto/visto da milioni di persone. Ma poi con che criteri si giudica uno stile, una frase, un contenuto? mah, tutto molto sfuggente, molto poco “matematico”…soggettivamente quindi..tutti i pugni sul cranio che vuoi, e tutte le emozioni, tutto ciò che ci apre gli occhi, tutto ciò che entra nella nostra vita e ci fa riflettere e la cambia,tutto ciò che spaventa ma allo stesso tempo è splendido, tutto ciò che si insinua dentro di noi, che lo faccia piano piano o come una tempesta, ma ci scuote,e resta indelebile. E quindi, da questo punto di vista… anche DIE (o LA) Sonnenbarke!:-)
    PJ

  5. librini

    Anche la Woolf si è chiesta in un librettino se era una snob.
    A parte questo io ho adorato l’autobiografia di canetti, tutti i volumi, ma non sono riuscita a finire Autodafé perché i personaggi erano davvero stereotipati. Volutamente, certo, l’ha fatto apposta, ma per il mio gusto personale un po’ troppo.

  6. Marina Autore articolo

    Oh, librini, un commento su un post vecchio di 9 anni! Che bello! Davvero, mi piace quando recuperate i vecchi post.
    I personaggi di Auto da fé, come hai detto anche tu, sono volutamente stereotipati, ma posso capire che questo non piaccia. Del resto devo ancora trovare qualcuno che resti tiepido di fronte a questo libro, di solito o si ama o si odia.

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