Il libro e i suoi effetti

È dovere del poeta introdurre più angoscia nel mondo e intensificare l’angoscia che già esiste? A queste osservazioni, che vengono da Broch, Canetti, confortato a persistere sul suo cammino dalla scoperta della Metamorfosi, avrebbe potuto rispondere con le parole di Kafka: se il libro che leggiamo non ci risveglia «come un pugno sul cranio», a che scopo leggerlo? Un libro deve farci l’effetto di una catastrofe violenta, dev’essere una scure che spezza in noi la superficie gelata del mare.
Anche l’autore di Auto da fé credeva che il mondo demoniaco non avrebbe rivelato la sua essenza e la sua verità, né avrebbe potuto essere superato, senza acuire all’estremo i suoi tormenti e la sua amarezza. E credeva inoltre che la perfetta negatività può trasformarsi nella scrittura del suo contrario solo a condizione di essere guardata direttamente in faccia.

Youssef Ishaghpour, Elias Canetti, Bollati Boringhieri, 2005

Voi che ne pensate?
Io non credo affatto che un libro debba introdurre ulteriore angoscia nel mondo, sono però d’accordo che debba farci l’effetto di un pugno sul cranio. Altrimenti, perché leggere, appunto?
Com’è noto, rifuggo nelle mie letture dai lieto fine e dalle storie alla Mulino Bianco. Forse, dirà qualcuno di voi, c’è una via di mezzo fra il Mulino Bianco e un libro che devasta: no. La via di mezzo di solito è qualcosa di estremamente noioso e privo di attrattiva alcuna. Un libro, devastandoci, scatena la riflessione. La via di mezzo, personalmente, mi lascia con una sola domanda, peraltro molto profonda: “embè?”.
Trovo che la realtà sia raramente bella, e quando lo è si presta meglio ad essere poetizzata piuttosto che romanzata, a parer mio. Trovo che guardare le cose in faccia senza veli protettivi sia sempre la cosa più intelligente da fare. Solo così si può parlare, discutere, commentare. Trovo che una realtà che non ci piace possa essere superata solo guardandola in faccia. Trovo che gli abbellimenti letterari servano solo a renderci ciechi più di quanto non siamo già.
Infine, è un dato di fatto che i libri che più ho amato (per intenderci, quelli qui a lato, ma non solo) mi abbiano fatto precisamente l’effetto di un pugno sul cranio. Pugno che, peraltro, non deve necessariamente essere negativo; penso ad esempio a quanto mi ha lasciato La nausea. Il pugno lascia un ematoma di riflessione e, se ben assestato, fatica a riassorbirsi. Cosa che, in lettura, è auspicabile.

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9 pensieri su “Il libro e i suoi effetti

  1. bobregular

    sono d’accordo, con un’avvertenza, data anche la mia predilezione per la poesia io tendo a scomporre il testo e a rimanere fulminato (o per usare i tuoi termini, colpito sul cranio) anche da singole frasi, paccostamenti, parole, anche in contesti complessivamente non all’altezza. Ma lo scopo della scrittura è quello, guardare in faccia la dura realtà, spesso la propria realtà (e questo apre il problema della appartenenza di un’opera d’arte), a volte, con una aufklarung (si dice così? ;)) quella universale.
    detto questo vado a vedere togo-corea del sud 😀

  2. utente anonimo

    pugno sul cranio????(ahio) mmm, si, ma non sempre. A volte è più simile ad un ago sottile, ma che affonda a profondità inaudite (hai citato La nausea, potrei aggiungere “huis clos”). O ad una corda di violino che vibra all’unisono con la tua anima (“Le notti bianche”, Dostoevskij) Altre volte sembra una vertigine, quella che hai in vetta quando ti si spalancano davanti orizzonti così vasti da non riuscire a contenerli, o piccoli angoli incantati ed inaspettati. In ogni caso, non sono così convinta che il lieto fine sia di per sé per forza noioso, forzato o cieco, dipende da cosa scaturisce…Ed in qualunque modo finisca, sia che ti devasti, sia che ti accarezzi, l’importante è che strappi quel velo di Maia e ti lasci qualcosa…e non svanisca.
    E boh, sarà balnale, ma non so più se sto parlando di un libro, della vita o dell’amore…:-)

    PJ

  3. Sonnenbarke

    PJ, i tuoi commenti vanno troppo “oltre”. Sono tre ore che leggo e rileggo, miseriaccia. Ehm, ehm. Ci rifletterò.

    Passando a questioni decisamente più leggere, gatto sono diventata già da un po’: omaggio al mio micio che se n’è andato in giro per il mondo…

  4. utente anonimo

    eeehm…eeehmm…ma se non sono neanche lontanamente alla tua altezza, mari, cioè….MICIA!!!:-p

    PJ

  5. Sonnenbarke

    Beneforti, un vero onore averla qui.
    Canetti non l’ho ancora letto tutto, ma sto rimediando.
    La biografia sarebbe quella di Ishaghpour? Più un’opera critica che una biografia, invero. Sto assimilando.
    Dispiace la penuria di critica in italiano. Dispiace anche che la critica (in qualunque lingua) si occupi soprattutto di Auto da fé e di Massa e potere. Il teatro è in verità molto profondo e forse più artisticamente esplicativo del ponderoso saggio sulla massa di quanto non sia il pur bellissimo romanzo.
    Pardon, quando si parla di Canetti tendo a dilungarmi.

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