Il parolifero

Primo e finora unico romanzo di Italo Capizzi, pubblicato quattro anni fa da Stampa Alternativa.
È molto triste quando un libro non ci lascia niente, né di bello né di brutto. A parte una bella definizione della solitudine: «Le molteplici sfaccettature della solitudine somigliano a immagini di specchio che rimandano cento volte frammenti di silenzio».
Il protagonista è un uomo alla deriva, annoiato, che si trascina in un matrimonio finito e forse mai cominciato, senza più interesse per nulla se non, fugacemente, per una giovane donna che gli si concede per pena e che smetterà non appena lui le farà fare brutta figura svenendo in presenza dell’avvocato. Un uomo che passa il tempo davanti a un muro bianco a collezionare parole: non poesie, non ricordi, neppure frasi, ma solo parole inutili e non compromettenti, non ostili, raccolte «per il gusto estetico del suono». E deliri e allucinazioni. (E per trovare, io, fascino in tutto questo, quantomeno che sia meravigliosamente raccontato, da toccarmi dentro).
I comprimari: una moglie senza personalità e un cognato che ne ha troppa, mafioso e illetterato; una amante dal nome eloquente, Bambina; degli amici che nella Genova anni ’70 si infarciscono la bocca di vuoti discorsi politici e non sanno vedere oltre il proprio naso. A tal proposito bella, comunque, la scena della riunione celebrativa, dove i discorsi sui diritti della classe operaia si intrecciano alle immagini mangerecce e, almeno a me, paiono assai vacui quegli uomini che si infervorano con «gli occhi ardenti e un pezzetto di zibibbo sul mento».
Non che lo stile sia malvagio, ma neanche ha gran mordente. Il retro di copertina parla di un «contenuto visionario e provocatorio» che io, a dire il vero, non ho saputo cogliere… seppure c’è.
Va bene parlare di un uomo depresso, ma farlo almeno in modo originale e personale.
Di questo libro non c’è bisogno.

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3 pensieri su “Il parolifero

  1. utente anonimo

    Sono l’autore del Parolifero. Ho letto la recensione assai cattiva di Marina. Il librotra l’altro è entrato nella cinquina finale del Premio Berto -XIV edizione. La giuria evidentemente non era dello stesso parere di Marina. Ad ogni modo mi farebbe piacere che mi scrivesseper quale ragione ha recensito un romanzo che gli piaceva così poco. Il parolifero è l’unico libro che ho pubblicato perchè per tutta la mia vita mi sono occupato di teoria della comunicazione e non di letteratura . Marina potrebbe dire che potevo continuare a farlo . Ciao. Italo

  2. Sonnenbarke

    Gentilissimo Italo, mi fa molto piacere che il suo libro sia entrato a far parte dei finalisti di un importante premio letterario, vuol dire che ha delle qualità, seppure io non sono riuscita a coglierle.
    Questo è un blog personale, non una rivista letteraria, né io sono un critico, ma solo una comune lettrice. Qua sopra recensisco (o meglio, parlo di, perché le mie non le considero affatto recensioni) i libri che leggo, praticamente tutti, che mi siano piaciuti o meno.
    Purtroppo (o per fortuna…) non tutti hanno le stesse opinioni e gli stessi gusti.

  3. utente anonimo

    Cara Marina, una cosa desidero aggiungere alla nostra conversazione sul parolifero. Ed è che lei trascura il finale, cioè la metafora conclusiva che trasforma parole prive di senso e inoffensive in feroci insetti che uccidono il protagonista punendolo appunto di una raccolta di parole sterili in un momento di inquietudine e crisi. Ad ogni modo mi fa piacere averla conosciuta sia pure per una stroncatura. Ciao , Italo

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