L’imperatore di Portugallia

Romanzo di Selma Lagerlöf, più nota per Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson, prima donna a vincere il Nobel nel 1909.
Ambientato intorno alla metà del XIX secolo, è quasi bucolico ma senza scadere nel tedio. La natura delle valli Askedalar è presente in ogni pagina e fa venir voglia di farci un viaggetto, sperando che in 150 anni l’uomo non abbia fatto troppi danni.
Si potrebbe dire che si tratta di un romanzo incentrato sul quarto comandamento, onora il padre e la madre. Più precisamente è il rapporto padre – figlio a essere centrale nell’opera. Il tutto è condito da un intenso sentimento cristiano, che comunque non infastidisce un’atea incallita come me, anzi si fa leggere piacevolmente. Purtroppo il lieto fine arriva, anche se la Lagerlöf ci aveva fatto ben sperare il contrario. Mi spiace, non amo i lieto fine, sanno tanto di buonismo costruito, preferisco quella narrativa che si mantiene più vicina alla realtà, che certo non è mai rosea come alcuni autori vorrebbero farci credere. In ogni caso il cristiano sentire è mischiato a credenze mitologiche che in quei luoghi sperduti, a quell’epoca, faticavano a scomparire, e il tutto prende un’aura fiabesca che si fa apprezzare.
La trama è semplice: un uomo diventa padre in età matura ed è soltanto allora che scopre il significato della parola "amore"; purtroppo però quando avrà diciotto anni la figlia se ne andrà nel vasto mondo e non farà sapere nulla di sé per quindici lunghi anni. Anni durante i quali il padre viene a sapere che la ragazza ha preso la cattiva strada e, non riuscendo a sopportare questa verità, se ne crea una tutta sua, nella quale credere che lei, Klara Gulla la splendente è diventata imperatrice di un regno lontano dove non esistono miseria né fame.
Molto dolce l’interpretazione della moglie: «Jan non è matto. […] Il Signore gli ha posto uno schermo davanti agli occhi, perché non veda quello che non sopporterebbe di vedere.»
Il rapporto fra marito e moglie non regge, sposati per convenienza e indifferenti l’uno all’altra, quando non velatamente ostili, dimostrano a volte una dolcezza che stona e ha poco motivo d’essere… a meno che non vogliamo assimilarla alla compassione, che sentimento fastidioso.
In ogni caso è un bel libro. Soprattutto è bello leggere ogni tanto qualcosa che abbia quel non so che di differente rispetto alla solita letteratura a cui siamo abituati. Non bellissimo, non un capolavoro, ma piacevole.

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Un pensiero su “L’imperatore di Portugallia

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