Cecità

Da anni volevo leggere questo libro. Uno di quelli che io divoro in tre giorni, e che quando li chiudi resti quasi frastornato.
Capolavoro.
Non avrò a pentirmi di questa parola.
A mio avviso si avvicina alla letteratura distopica. Una società anti-utopica non per volere di pochi esseri umani desiderosi di potere, ma a causa di una strana malattia che colpisce all’improvviso.
Una malattia che acceca tutti, ma più il romanzo va avanti più il lettore accorto si chiede quanto questa cecità sia fisica e quanto, invece, spirituale. Il sonno della ragione genera mostri. E acceca. «Ciechi che, pur vedendo, non vedono» dirà la moglie del medico.
Lo stile, cosa si può dire: è Saramago. O lo ami o lo odi, almeno per quanto riguarda lo stile. Io lo amo. Periodi lunghi intere pagine, strano uso della punteggiatura, nullo utilizzo delle virgolette per far capire chi stia parlando. Io lo trovo stupendo. In qualche modo, riesce a rendere l’angoscia meglio di quanto lo scrivere "normale" riesca a fare.
I personaggi non hanno nome. Saranno per tutto il libro il medico, la moglie del medico, la ragazza dagli occhiali scuri, e così via. Perché? Perché i ciechi non hanno nome, perché nella loro condizione il nome non importa più, perché in questo abbrutimento, in questo sonno della ragione non ha davvero importanza come ti chiami, ma chi sei.
E chi sono questi ciechi ridotti a escrementi che la società rifiuta, finché ancora società c’è, trattati peggio delle bestie, ridotti ad animali che possono solo sfogare i propri bassi istinti… quanto è difficile ricordare che sono ancora persone, sì, ma persona cos’è.
E pure nelle condizioni disperate in cui si trovano non manca chi approfitta della propria forza per rubare (a che scopo poi, rubare in un posto da cui verosimilmente non si uscirà, e in cui il denaro non serve), per violentare, per degradare e degradarsi. Ci vuole stomaco, e un certo cinismo di fondo, perché Saramago ha scelto di farci vedere fino a che punto possano arrivare la bestialità e l’abbrutimento.
Di scene toccanti (che toccano nel bene o nel male) ce ne sono molte, a mio parere la migliore è quella in cui il gruppetto beve per la prima volta acqua potabile. È una scena quasi sacrale, sospesa nel tempo e nello spazio.
Dal punto di vista formale, sono numerosi i riferimenti pittorici, troppi per elencarli, ma anche quelli letterari. Io ho trovato riferimenti a Kafka, può darsi che ci sia altro che non ho colto.
Uno dei romanzi più belli che io abbia letto. Da leggere assolutamente, lo aggiungerò ai miei preferiti qui a fianco.

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4 pensieri su “Cecità

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