Lettera al padre

L’ho letta in due sere, questa Lettera al padre. Ne conoscevo solo stralci, dal mio primo esame di letteratura tedesca.
Ignorante, ma è perché sono giovane, e poi ho tanta voglia di rimediare.
Cosa si può dire su Kafka? È già stato detto tutto, e di tutto.
Un senso di colpa atroce, un senso di inferiorità rispetto al padre idealizzato e posto sul piedistallo dell’autorità… un non poter essere, dove egli è. Tutto portato alle estreme conseguenze, come si nota bene in Das Urteil, ovvero Il verdetto, o La condanna, a seconda delle traduzioni.
Un senso di colpa che lo porta a discolpare in continuazione l’operato del padre, benché ne senta vivamente l’ingiustizia; un credere di non potere comunque essere nel giusto, pur quando si percepisce di non avere torto. Un continuo scusarsi di quello che si dice, perché il padre, l’autorità suprema, aveva senz’altro ragione a comportarsi come ha fatto.
Ma è inutile parlare oltre, su una tale pietra miliare potrei dire solo cose già sapute e risapute.
Un testo ovviamente fondamentale per la comprensione di Kafka, un caso più unico che raro di autore per capire il quale bisogna conoscerne anche la biografia.

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