Pirandello. Le novelle

Ho appena finito di leggere una raccolta comprendente 48 novelle di Pirandello. Ma, onestamente, come si fa a recensire un mostro sacro della letteratura? Io me ne sento inibita. Mi sento così piccola, indegna di proferire qualsiasi parola su tanta Arte.
Eh sì. Ché Arte è quella di Pirandello. Non dico, può anche non piacere (benché mi suoni strano), però si deve riconoscere che è Arte. Personalmente lo ritengo uno degli scrittori più dotati che l’Italia abbia mai posseduto.
Per cui mi limiterò a un commento superficiale, molto superficiale. Chiedo perdono, ma non ritengo di potermi permettere altro.

Si tratta, giusto cielo, di un’edizione Mondolibri. Ebbene sì, non volevo dirvelo, ma mi è parso giusto specificare. Tralasciando il fatto che Mondolibri sia qualcosa di indegno – perlomeno per una persona che si ritiene a un certo grado "letterata" – il volume è invero molto dignitoso, anzi possiede perfino un certo fascino, con quel cordoncino blu che fa molto "fine".
(Ogni tanto mi scapperà qualcuna di queste considerazioni sull’oggetto libro, è "deformazione professionale", eh eh)
Passando al contenuto che, ovviamente, è quanto ci importa, ho trovato di interesse notevole La tragedia d’un personaggio. Si tratta di una novella squisitamente metaletteraria che mi ha riportato alla mente i Sei personaggi in cerca d’autore. Il contenuto è differente, ma è l’idea a essere simile. E mi sembrava interessante vista nell’ottica del lavoro globale di Pirandello.
Una novella da cui invece è stato poi sviluppato un dramma è Lumie di Sicilia, in cui il contenuto resta sostanzialmente invariato. È questa tristezza siciliana, che amo tanto in Pirandello. Il giovanotto semplice e modesto che si è sempre dato da fare per la sua bella, l’ha sempre aspettata, ma vede ora infranti i suoi sogni vedendola dopo anni brillante, circondata dal lusso e dagli ammiratori, vergognosa di lui.
Tristezza siciliana che troviamo anche, ma più forte, in Sgombero. In verità qui non più di tristezza si tratta, ma di disperazione. Una ragazza cacciata di casa perché incinta, che si sfoga ora a parole con il padre morto. Ma non ci sono parole, narrare la trama è sminuire la potenza della desolazione che emana da questa novella di poche pagine.
Pregna di Sicilia è anche Lontano, la storia di uno strano matrimonio fra una giovane donna siciliana e un marinaio norvegese. Matrimonio contratto per pura e semplice gratitudine. La Sehnsucht del marinaio per la terra lontana. Un monito, praticamente. O almeno, io così l’ho letta. Seguire il cuore, non i momentanei ghiribizzi. Eh…
L’uccello impagliato narra di una situazione surreale: due fratelli facenti parte di una famiglia di tisici in cui tutti sono morti giovani decidono di limitare la loro vita al fine di sopravvivere più dei loro cari estinti. Sopravvivere, appunto, perché si limitano così tanto da ridursi a condurre una non-vita scandita da ritmi regolari sempre uguali. E che fare, allora, se uno dei due arriva a sessant’anni senza aver vissuto e senza però aver contratto la tisi? Ma uccidersi, naturalmente… Vana, la vita, vana.
Personalmente in Pirandello amo molto, oltre le ambientazioni sicule, il modo in cui è trattato il tema assai caro della pazzia. A questo proposito, in questa raccolta è esemplare Il treno ha fischiato: il protagonista è un uomo circoscritto, così viene definito. Persona rispettabilissima, modestissima, mai nulla fuori posto. Un giorno si accorge del fischio del treno, e chissà come gli viene fatto di pensare che con un treno si può andare ovunque, viaggiare, visitare posti lontani… Encefalite. Ma certo. È questa la diagnosi che il mondo moderno dà di una presa di coscienza del genere. E non solo ai tempi di Pirandello, temo.
Altrettanto esemplare, ma più amara, è Quand’ero matto…, dove l’essere folle viene ancora una volta a coincidere col non aderire strettamente alle norme della società. La società non vuole che il protagonista sia caritatevole e, se lo è, vuol dire che è matto. Ora è indifferente a tutto tranne che ai suoi bisogni, perciò è guarito, è sano. Narrata in prima persona, riesce davvero a far accapponare la pelle.
Infine, stranissima e assolutamente non pirandelliana è La trappola, da cui vi ho citato un passo pochi giorni fa. La trappola è una riflessione sulla vita. Non solo, ma è una cinica, terribilmente cinica riflessione. A mio parere fornisce degli spunti molto interessanti (ma se non siete cinici la odierete). Ma mi ha lasciato stupefatta pensare che il buon vecchio Luigi abbia scritto qualcosa del genere. Chapeau, da parte mia. Ma dov’è la Sicilia fiorita? «Siamo tanti morti affaccendati, che c’illudiamo di fabbricarci la vita. Ci accoppiamo, un morto e una morta, e crediamo di dar la vita, e diamo la morte… Un altro essere in trappola!»

 

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