Le figlie del fuoco

E’ molto difficile per me, se non impossibile, recensire questa famosa opera di Gérard de Nerval, perché manco di oggettività.
Probabilmente incorrerò in qualche commento sdegnato, ma voglio comunque esprimere un’opinione al riguardo.
Si tratta di uno dei pochi libri che dopo sole due o tre pagine mi gettava fra le braccia di Morfeo. E purtroppo non posso apprezzare un libro che mi fa addormentare.
Voglio osare. Tedioso e inutile. Dal mio punto di vista, naturalmente. So per certo che fra due giorni l’avrò dimenticato.
Il primo "racconto" (chiamiamoli così), Angelica, mi ha lasciato spiazzata. Il narratore gira per bancarelle e trova un libro sull’abate di Bucquoy, per qualche strano motivo non lo compra e poi decide di scrivere un libro proprio su questo personaggio, e ci racconta le sue mille peripezie per ritrovare quel libriccino. A un certo punto inizia a raccontarci la storia di Angelica de Longueval, che in qualche maniera (che io non ho colto) dev’essere collegata all’abate di Bucquoy… E così saltella qua e là parlando un po’ della ricerca del libriccino, un po’ dell’abate, un po’ di Angelica, creando (almeno nella mia mente già confusa) una confusione totale.
A quel punto non so cosa mi abbia spinto a proseguire oltre, ma l’ho fatto.
Ottavia, Iside, Corilla… lasciamo perdere.
La Sylvie è la più famosa e in effetti la più leggibile, benché a mio parere non abbia molto di particolarmente meraviglioso… spiacente.
La mia edizione Einaudi include anche La Pandora (su cui non spendo una parola) e Aurélia, che non fanno parte de Le figlie del fuoco.
Secondo il mio modestissimo parere Aurélia è quanto di meglio l’intero libro offra benché, arrivata – esasperata – a quel punto, perfino questo racconto mi facesse venire sonno. Si tratta di un bel racconto di difficile lettura, poiché altro non è che l’espressione a parole del delirio di Nerval stesso, che si sarebbe suicidato poco dopo la sua composizione. L’autore-narratore ci rende partecipi di tutte le sue allucinazioni e dei suoi deliri… se non siete "appassionati" o non avete dimestichezza col genere temo che risulterà di difficile comprensione.
Cosa devo dire? Forse avevo la mente addormentata (anzi, sicuramente è così), forse non capisco niente di letteratura (e su questo, mi dispiace, avrei qualcosa da ridire), forse l’Ottocento non fa per me (non è vero, lo amo molto, pur comprendendone i limiti)… quello che volete. Questo post è un’opinione strettamente personale e non una recensione.

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