Racconti di Roald Dahl

Poco tempo fa mia sorella mi ha prestato un libro di racconti di Roald Dahl, Storie impreviste e altre storie ancora più impreviste. Confesso che ero incuriosita da questo autore perché avevo letto una recensione in cui J.K. Rowling veniva paragonata a lui. ….Ebbene sì, mi piace Harry Potter, confesso… Ragione insufficiente per considerarmi stupida o infantile o via discorrendo.
Comunque, non divaghiamo.
A mio parere questi racconti sono abbastanza insipidi… Non mi hanno lasciato proprio niente, non sono né belli né brutti, e il sentimento peggiore che un libro può suscitare è proprio l’indifferenza.
Ho trovato tuttavia un paio di piccoli gioiellini.
Il primo e più bello è La macchina dei suoni. Un racconto molto piacevole che mi ha fatto subito pensare ai miei amici musicisti/musicologi.
Un uomo, del quale non ci viene svelata la professione, ma che sappiamo avere a che fare con la musica, decide di andare oltre. Non gli bastano i suoni che ascolta ogni giorno, vuole ascoltare tutto, anche ciò che all’orecchio umano è impercepibile. A questo scopo costruisce una macchina, la macchina dei suoni, appunto. La sperimenta una sera in giardino, mentre la sua vicina di casa sta cogliendo delle rose. E sente un urlo straziante. Scopre così che le rose hanno una voce (e una coscienza?), così come la hanno gli altri fiori e gli alberi… E soffrono, soffrono intensamente quando vengono tagliati, calpestati…. Soffrono proprio come soffriremmo noi se qualcuno ci accoltellasse. La consapevolezza lo fa impazzire. Nell’ultima scena del racconto chiede al dottore di curare un albero che lui ha usato per il suo esperimento.
Ma il finale è ambiguo. Dahl lascia alla nostra interpretazione decidere se la macchina dei suoni funzioni davvero o se l’uomo non sia piuttosto impazzito ancor prima di portarla a termine.
L’altro racconto, Caro padre, sembrerebbe un’opera scritta da Freud. Un curato con la fobia delle donne (ricordiamo che Dahl è britannico per nascita, e che i curati anglicani, e protestanti in genere, non fanno voto di castità). Un bambino con una madre così aperta che voleva parlargli di tutto, ma proprio tutto. E che, gradualmente, vuole fargli scoprire il mistero del sesso. Per questo lo porta a vedere la loro coniglietta nel momento del parto. Ma i conigli mangiano i loro piccoli, a volte. Ed è quello che accade. Ma la madre, inizialmente, non capisce, e spiega al bambino che mamma coniglia sta baciando il suo piccolo. Poi non potrà più spiegargli niente, né rassicurarlo, perché muore quella notte stessa. Da qui un curato con la fobia delle donne, del contatto fisico con esse.
Ma è un bell’uomo, le sue parrocchiane se lo contendono. In qualche modo un giorno cede e si lascia baciare da una di loro. E crede di esserne ingoiato, tanto che cerca anche di strapparle i denti. C’è il manicomio per lui ora… lui, tuttora convinto di essere all’interno dell’apparato digerente della donna.
Disturbante, molto. Proprio per questo, forse, mi è piaciuto.

Se vi ho incuriosito, c’è il volume intero (quello che ho letto io) edito da Garzanti. Altrimenti comprate solo le Storie ancora più impreviste, sono migliori delle altre. Edite da Longanesi e da Tea, ma sono vecchie, perciò non so quanto siano facili da trovare.

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