L’occasione merita che io rubi qualche prezioso minuto alla mia pausa pranzo.
Il nuovo numero di Buràn è online, e ci trovate anche una mia traduzione, da questo pregevole blog.
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Il mestiere di riflettere
Ognuno di questi traduttori si è trasformato per una volta in autore e ha scritto un racconto in cui parla dell’esperienza di traduzione di un libro. Non sono resoconti tecnici, ma racconti veri e propri, scritti tutti con passione. Tutti scritti molto bene, godibilissimi. Utili per entrare, per una volta e solo per un po’, nella stanza del traduttore, sbirciare il suo lavoro da dietro la spalla. Vedere come nasce – in una sua parte – il libro che teniamo fra le mani, chi ci permette di leggerlo anche se non conosciamo il russo, l’inglese, il tedesco…
Un libro che consiglierei non solo ai traduttori e agli aspiranti tali, ma anche e forse soprattutto a chi ama leggere narrativa straniera in traduzione, perché si accorga finalmente che c’è un enorme lavoro dietro. Perché veda la persona che dà voce agli scrittori, così quando diciamo che lo scrittore X scrive bene è vero, sì, ma è anche vero che il traduttore X traduce bene, presta bene la propria voce. Traduttore di cui spesso non ci preoccupiamo neppure di andare a vedere il nome, il più delle volte.
Il libro si intitola Il mestiere di riflettere. Storia di traduttori e traduzioni ed è uscito da pochissimo per Azimut.
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