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Death and chocolate

First the colors.
Then the humans.
That’s usually how I see things.
Or at least, how I try.

* * * HERE IS A SMALL FACT * * *
You are going to die.

 I am in all truthfulness attempting to be cheerful about this whole topic, though most people find themselves hindered in beleving me, no matter my protestations. Please, trust me. I most definitely can be cheerful. I can be amiable. Agreeable. Affable. And that’s only the A’s. Just don’t ask me to be nice. Nice has nothing to do with me.

* * * REACTIONS TO THE AFOREMENTIONED FACT * * *
Does this worry you?
I urge you – don’t be afraid.
I’m nothing if not fair.

- Of course, an introduction.
A beginning.
Where are my manners?
I could introduce myself properly, but it’s not really necessary. You will know me well enough and soon enough, depending on a diverse range of variables. Your soul will be in my arms. A color will be perched on my shoulder. I will carry you gently away.
At that moment, you will be lying there (I rarely find people standing up). You will be caked in your own body. There might be a discovery; a scream will dribble down the air. The only sound I’ll hear after that will be my own breathing, and the sound of the smell, of my footsteps.
The question is, what color will everything be at that moment when I come for you? What will the sky be saying?
Personally, I like a chocolate-colored sky. Dark, dark chocolate. People say it suits me. I do, however, try to enjoy every color I see – the whole spectrum. A billion or so flavors, none of them quite the same, and a sky to slowly suck on. It takes the edge off the stress. It helps me relax.

* * * A SMALL THEORY * * *
People observe the colors of a day only at its beginnings and ends, but to me it’s quite clear that a day merges through a multitude of shades and intonations, with each passing moment. A single hour can consist of thousands of different colors. Waxy yellows, cloud-spat blues. Murky darknesses. In my line of work, I make it a point to notice them.

As I’ve been alluding to, my one saving grace is distraction. It keeps me sane. It helps me cope, considering the length of time I’ve been performing this job. The trouble is, who could ever replace me? Who could step in while I take a break in your stock-standard resort-style vacation destination, whether it be tropical or of the ski trip variety? The answer, of course, is nobody, which has prompted me to make a conscious, deliberate decision – to make distraction my vacation. Needless to say, I vacation in increments. In colors.
Still, it’s possible that you might be asking, why does he even need a vacation? What does he need distraction from?
Which brings me to my next point.
It’s the leftover humans.
The survivors.
They’re the ones I can’t stand to look at, although on many occasions I still fail. I deliberately seek out the colors to keep my mind off them, but now and then, I witness the ones who are left behind, crumbling among the jigsaw puzzle of realization, despair, and surprise. They have punctured hearts. They have beaten lungs. Which in turn brings me to the subject I am telling you about tonight, or today, or whatever the hour and color. It’s the story of one of those perpetual survivors – an expert at being left behind.
It’s just a small story really, about, among other things:
* A girl
* Some words
* An accordionist
* Some fanatical Germans
* A Jewish fist fighter
* And quite a lot of thievery

I saw the book thief three times.

From: Markus Zusak, The Book Thief, Alfred A. Knopf, New York, 2007. 552 pages.

In italiano La bambina che salvava i libri.

Salone del libro usato

Ho appena scoperto che dal 5 all’8 dicembre a Milano si svolgerà il Salone del libro usato, alla Fieramilanocity, dove saranno presenti circa 300 espositori, italiani ma anche tedeschi, francesi, ecc, che negli oltre 10.000 mq esporranno e metteranno in vendita libri usati, fuori catalogo e fuori commercio. Insomma, una goduria per tutti gli appassionati. Il Salone, tra l’altro, è giunto quest’anno alla quinta edizione. L’ingresso è gratuito. L’evento sarà preceduto da una massiccia liberazione bookcrossing, per cui dal 30 novembre al 2 dicembre gli organizzatori libereranno oltre 5.000 volumi in giro per la città.

La disgrazia è che nello stesso identico periodo si terrà a Roma l’ottava edizione di Più libri più liberi, la mitica fiera della piccola e media editoria che non mi sono mai persa negli ultimi tre anni.

Ora, non risiedendo io in alcuna delle due città, e non avendo la possibilità di sdoppiarmi, sto meditando su quale delle due fiere visitare. Può anche darsi, in via del tutto eccezionale, neanche una, dato che corre voce che di lì a una decina di giorni io e il signor R. saremo in vacanza a Berlino insieme a questa adorabile donna qui.

Cose notevoli che accadono in giro

Libri: l’ARPAT (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) organizza un gruppo di lettura sul disastro di Bhopal, ritenuto il peggior disastro industriale della storia. La notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, quaranta tonnellate di gas letali fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide. 8000 furono i morti nell’immediato e 12000 in seguito. Il libro scelto per l’occasione è Mezzanotte e cinque a Bhopal, di Dominique Lapierre e Javier Moro. Per partecipare bisogna iscriversi mandando un’email; la discussione si terrà il 3 giugno alle 16.30 a Firenze presso la Direzione di ARPAT, Via Porpora 5 (aula C). Tutte le informazioni si trovano qui.

Arte: avete tempo fino al 25 maggio per vedere la mostra Arte genio follia, ideata da Vittorio Sgarbi, al Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena. La mostra è discreta ma non eccezionale, con alcune cose notevoli: dipinti di George Grosz, Victor Brauner, Hieronymus Bosch, Edvard Munch, Vincent Van Gogh, Max Ernst… Ma, soprattutto, con lo stesso biglietto potrete visitare anche la piccola mostra La lente di Freud, dedicata a opere grafiche in cui è sviluppata la tematica dell’inconscio. Di gran lunga più bella della mostra principale, offre gioielli assoluti, dalle Carceri d’invenzione di Giovan Battista Pranesi, ai Caprichos di Francisco Goya, passando per le opere di Alfred Kubin, di Richard Müller, di George Grosz, e altro ancora. Imperdibile. Secondo Exibart è aperta fino al 21 giugno, non ho ben capito se è vero (nel catalogo è data fino al 22 febbraio, ma io l’ho vista una settimana fa).

Teatro: purtroppo penso che quelle di Firenze siano le ultime date per ora, ma se vi dovesse capitare non perdetevi per nulla al mondo l’Odissea di César Brie con il suo Teatro de los Andes, un adattamento del testo omerico che segue vari fili conduttori, il più importante dei quali è certamente la lettura di Ulisse come moderno migrante. Uno spettacolo capace di mischiare momenti esilaranti ad altri di assoluta tragicità; attori bravissimi e a tutto tondo (oltre a recitare, danzano, suonano e cantano), scenografia essenziale ma perfetta. Uno degli spettacoli più belli che abbia visto in questa stagione.

Scambio di libri

In Altri colori, Pamuk racconta di aver sentito degli scricchiolii provenienti dalla sua libreria, dopo il tragico terremoto del 1999. Racconta di essersi avvicinato alla libreria e di aver scelto, con grande calma, 250 libri, che ha subito provveduto a buttare via. Per inciso, Pamuk aveva detto altrove di avere una libreria composta da 12.000  (dodicimila) volumi.

Mi sono chiesta come si faccia a disfarsi dei libri, ma soprattutto come si possa pensare di buttarli via.

In maniera civettuola, Pamuk dice che quei libri erano comunque stati scritti da certi autori turchi con la barba lunga a lui ostili.

Eppure, ci sono tanti modi di liberarsi di libri che non si vuole più: si possono rivendere, regalare, dare in beneficenza, portare in biblioteca, scambiare. Ma perché buttarli?

Sono sempre stata molto gelosa dei miei libri, piuttosto che disfarmene li ho accatastati in grossi scatoloni nella soffitta dei miei.

Ultimamente sono successe due cose: ho scoperto BookMooch e sono stata invitata a un gruppo su Anobii chiamato Scambiamoci i libri. Ci ho pensato un po’, poi mi sono detta: ma perché no? In fondo, ci sono libri (e sono tanti) che davvero non prenderò mai più in mano in tutta la vita, ne sono sicura. Mia madre mi ha detto che è normale, perché nella vita si attraversano diverse fasi di lettura. Credo che abbia ragione. E allora, mi sono detta, perché conservare per secoli libri a cui comunque non tengo, e che magari a qualcun altro farebbe piacere leggere? Perché non scambiarli?

Così, se volete, ora mi trovate su BookMooch. È un sito che funziona a punti: per ogni libro che rendete disponibile per lo scambio, guadagnate 0,1 punti, per ogni libro che date via ne guadagnate 1, per ogni libro che richiedete ne perdete 1. Potete anche darli in beneficenza, se volete. Potete scambiarli solo in Italia, oppure in tutto il mondo.

Se siete iscritti ad Anobii, potete scambiarli nei gruppi dedicati: c’è Scambiamoci i libri, ma anche Mercatino e Compro vendo e scambio.

Oppure potete scambiarveli fra amici e parenti, o prestarveli.

Io, da ragazzina, li scambiavo temporaneamente con la mia amica S. Li prendevo in prestito anche da mia madre. Li ho presi in prestito da mia sorella finché è stata a casa dei miei: andavo in camera sua, sceglievo, leggevo, restituivo. Da un po’ di anni il mio “prestatore” ufficiale è lui: abbiamo provato a sgraffignarci reciprocamente un sacco di libri, poi io mi sono arrabbiata e me li sono fatti restituire, e ovviamente gli ho restituito i suoi. A dire il vero avrei anche potuto lasciarglieli ma, per farla breve, forse ero semplicemente piccata per essere stata lasciata ;)

Insomma, quest’anno ho deciso di darmi a questa filosofia dello scambio, che in fondo ho sempre praticato come prestito temporaneo.

Coinvolgo chi vuole. I lettori affezionati e chi passa di qui ogni tanto. Apro una pagina con una lista di libri che sono disposta a regalare in cambio di altri. Non mi ricordo le edizioni, di molti, appunto perché sono in soffitta e non ce li ho direttamente sotto mano. Sono per lo più tenuti bene, magari c’è qualche sottolineatura a matita. Ovviamente, sono per lo più libri che non mi sono piaciuti o che non mi interessano più, ma magari a qualcuno interessano.

Inoltre, mi piace anche l’idea del prestito temporaneo, che è stata lanciata su Anobii. La rilancio qui. Avete letto una recensione sul mio blog, siete incuriositi, vorreste leggere il libro ma non vi va di comprarlo? Chiedetemelo, impegnatevi a tenerlo bene e a restituirmelo entro tempi ragionevoli (diciamo un mese, prolungabile se il libro è particolarmente lungo) e a mandarmi in cambio un libro dei vostri che mi piacerebbe leggere. Sto – molto lentamente – preparando una pagina con la mia chilometrica lista dei desideri, nel frattempo la potete vedere su Anobii, ma a me pare caotica.

Naturalmente, ci sono dei libri a cui sono attaccata in maniera morbosa, o che magari mi servono per qualche esame o per la tesi (tesi?), oppure che mi sono stati prestati e devo restituire o ho già restituito. Voi, comunque, chiedete, e io vi faccio sapere. Li potete vedere qui. Cercate fra le etichette, quelli che ho letto in prestito sono raggruppati tutti insieme, per cui escludeteli.

Contatti qui o via email (o su BookMooch se vi registrate, o su Anobii se ci siete, o tramite segnali di fumo).

Libri in prestito

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo sito: si tratta dell’iniziativa di una donna, Franca Berbenni, che ha deciso di offrire in prestito i propri libri a chiunque li richieda. Il prestito è a titolo assolutamente gratuito, l’unica cosa che Franca richiede è che il lettore lasci nel libro una traccia del proprio passaggio. Visitate il sito e troverete tutte le informazioni, i contatti e la lista dei libri in prestito. Poi se volete qui c’è un’intervista.
Forse lo sapevate già, o forse no, a me comunque sembrava interessante da segnalare.