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Come scrivere un best seller in 57 giorni

copertinaLuca Ricci, Come scrivere un best seller in 57 giorni, Laterza, Roma – Bari 2009, 111 pagine.

I protagonisti sono quattro scarafaggi (John, Paul, Ringo e George) che si ispirano ai Beatles e vivono negli angoli più bui e sporchi di un appartamento parigino. C’è un problema, però: il loro “coinquilino”, uno scrittore fallito e squattrinato, rischia lo sfratto, e questo per i quattro significherebbe morte certa – chi altri, infatti, accetterebbe senza batter ciglio di avere in casa degli scarafaggi? Urge dunque risolvere il problema: Briac (questo è il nome del “coinquilino”) deve scrivere un romanzo, anzi un best seller, così potrà pagare l’affitto e i quattro scarafaggi avranno salva la vita.

I quattro non sono blatte intellettuali – almeno non per loro volontà – ma comunissime blatte: hanno letto dei libri, quelli che hanno trovato nella loro casa, quindi tutte opere di spessore perché il loro coinquilino è una personcina molto snob, diremmo radical-chic. Però, anzi proprio per questo, non hanno idea di come si scriva un best seller, ma si ingegneranno e riusciranno a scriverne uno in 57 giorni…

Ricci coglie l’occasione per tirare frecciate a destra e a manca: agli scrittori di best seller e ai loro lettori, agli scrittori pseudo-bohémiens, ai critici letterari, e insomma a buona parte dei personaggi che ruotano intorno all’industria letteraria. Infine il tutto non manca a sua volta di un certo snobismo, e però è assai godibile e divertente e si fa leggere tutto d’un fiato.

Secondo me merita, a patto che siate consci che si tratta di un romanzo ironico-satirico e non di un manuale per imparare a scrivere un best seller. Lo preciso perché in rete è pieno di gente che ne parla malissimo, ostentatamente senza averlo letto, proprio pensando che si tratti di qualcosa del genere. Questi scrittorucoli (in Italia siamo tutti scrittori, si sapeva) sarebbero potuti entrare a buon diritto in questo libro, e forse in parte ci sono anche.

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Il libro sul sito dell’editore (si può anche leggere un capitolo).
Una breve recensione sul Sole 24 Ore.
Una recensione-intervista sul Venerdì di Repubblica, riportata dalla Biblioteca di Garlasco.
Le recensioni al libro su Anobii (consiglio soprattutto quella della ragazza verde pantone).

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Grazie a Roberto per il regalo. (A breve arriva qualche foto – non del regalo, del viaggio).

Mendel dei libri

E allora, tutto d’un tratto, un lampo mi illuminò. D’improvviso lo seppi, e fu un’unica, ardente sferzata che mi fece palpitare di felicità: mio Dio, ma quello era il posto di Mendel, di Jakob Mendel, di Mendel dei libri, e io dopo vent’anni ero di nuovo nel suo quartier generale, al Caffè Gluck nella obere Alserstrasse. Jakob Mendel, come avevo potuto dimenticarmi per così tanto tempo di lui – persona senza eguali e uomo leggendario -, di quella meraviglia del mondo isolata dal mondo, celebre nell’università e in una ristretta, deferente cerchia? Come aveva potuto uscirmi dalla memoria proprio lui, Mendel, mago e sensale dei libri, l’uomo che se ne stava lì seduto imperturbabile tutti i giorni da mane a sera, un emblema del sapere, onore e gloria del Caffè Gluck!

E mi bastò volgere per quell’unico secondo lo sguardo dentro di me, dietro le palpebre abbassate, che già l’afflusso del sangue – accelerato dalla visione – portava in superficie la sua inconfondibile, icastica figura. Lo vidi subito, in carne ed ossa, così come sedeva sempre laggiù, al tavolino quadrato dal piano di marmo grigio sporco, eternamente ingombro di libri e carte. Come se ne stava lì seduto, fermo e impassibile, lo sguardo dietro le lenti incollato in modo ipnotico a un libro, come se ne stava lì seduto e, cantilenando a bocca chiusa durante la lettura, dondolava avanti e indietro il corpo e la calvizie malcurata e tutta macchie, un’abitudine che risaliva al cheder, la scuola elementare degli ebrei orientali. Lì a quel tavolo, e solo a quel tavolo, leggeva i suoi cataloghi e i suoi libri, così come gli avevano insegnato a leggere nella scuola talmudica, salmodiando e dondolandosi, nera culla che beccheggia. Perché, come un bambino cade addormentato e scivola via dal mondo al ritmo ipnotico di quel su e giù, allo stesso modo – secondo l’opinione di quegli uomini devoti – lo spirito si cala più facilmente nello stato di grazia della contemplazione quando il corpo inattivo si culla e si dondola. E in effetti Jakob Mendel non vedeva e non sentiva niente di ciò che gli accadeva attorno. Vicino a lui i giocatori di biliardo facevano chiasso litigiosi, i camerieri correvano, il telefono squillava; qualcuno strofinava il pavimento o accendeva la stufa, e lui non notava nulla. Una volta un carbone ardente era caduto dalla stufa, a due passi da lui il palchetto mandava già odore di bruciato e fumava, e fu solo allora che per via di quella puzza infernale un cliente si rese conto del pericolo e si precipitò a soffocare il fumo; mentre lui, Jakob Mendel, a una spanna di distanza e già avvolto dalle esalazioni, non s’era accorto di nulla. Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano. In Jakob Mendel, in quel piccolo rivendugliolo galiziano con i suoi libri, avevo visto personificato per la prima volta – ero giovane allora – il grande mistero della concentrazione assoluta, che rende tali l’artista e lo studioso, il vero saggio e il perfetto monomane, la tragica ventura e sventura della piena possessione.

Da: Stefan Zweig, Mendel dei libri (tit. originale Buchmendel), Adelphi, Milano 2008. Traduzione di Ada Vigliani. 53 pagine. 5,50 €.

Stefan Zweig su Wikipedia.
La recensione di Squilibri.

Libri sui libri. Seconda parte

Eccoci alla seconda parte della bibliografia sull’argomento “libri sui libri“. La prima parte si trova qui. Di nuovo, i commenti sono tratti da Webster, e vostre segnalazioni sono le benvenute.

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Corrado Augias, Leggere, Mondadori: Perché si legge e come si impara a farlo? Quali meccanismi emotivi si attivano? Come nasce la passione per la lettura? Perché leggere fa bene, ma può talvolta anche far male? In queste dense pagine, Corrado Augias si interroga sul significato dell’”attività del leggere”, e lo fa attraverso una sorta di racconto autobiografico.

Matthew Battles, Biblioteche: una storia inquieta, Carocci: Le biblioteche non hanno soltanto accumulato e preservato il sapere attraverso i secoli, ma gli hanno anche dato forma, lo hanno ispirato e spesso cancellato, rimosso. Ribaltando lo stereotipo della biblioteca come silenzioso “sanctum” in cui bibliotecari severi quanto noiosi mantengono un ordine perfetto, l’autore ci conduce in un tour de force attraverso il tempo e lo spazio – dagli scriptoria dell’antichità classica ai monasteri medievali, dal Vaticano alla British Library, dalle sale di lettura della Russia socialista ai CD-ROM dell’era digitale – in un viaggio alla scoperta del mondo caotico e mutevole dei libri, dei luoghi che li ospitano, delle passioni e degli odi che sono stati capaci di suscitare.

John Baxter, Una libbra di carta, Sylvestre Bonnard: John Baxter racconta in questo libro la sua passione, il collezionismo librario, e come sia stato possibile coniugarla con una vita molto impegnata. Accanto ad alcuni grandi della letteratura anglosassone del ’900 – Graham Greene, Kingsley Amis, J.G. Ballard e Ray Bradbury – ritroviamo in queste pagine star di Hollywood colte nei loro tratti più personali; e naturalmente, ritroviamo tutto quel mondo particolare di oscuri segreti che legano i “cacciatori di libri”, specialissimi Philip Marlow armati di astuzia e scaltrezza impegnati nella caccia a rigattieri, mercatini, sale d’asta e abitazioni private in cerca di rarità.

Alan Bennett, La sovrana lettrice, Adelphi: A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino.

Simone Berni, I nazi-fascisti e le scienze del terrore. A caccia di libri proibiti volume I, Biblohaus: Nazi-Fascisti e le Scienze del Terrore è un libro sui libri. Ma non tratta di libri qualsiasi, bensì di “libri proibiti”. Il lettore deve prenderla come una corsa a perdifiato che passa attraverso gli spettri del Fascismo e del Nazismo, e a una moltitudine di autori censurati e messi alla gogna, le cui voci adesso improvvisamente risorgono. Trovano spazio anche gli scrittori dell’impossibile, le menti brillanti e alternative che hanno immaginato un mondo diverso, da “dimensione parallela”, se solo la storia avesse preso una direzione diversa.

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Libri sui libri. Prima parte

Inauguro oggi una nuova rubrica, dove ho intenzione di proporvi delle piccole bibliografie su determinati argomenti, senza alcuna pretesa di esaustività, ma solo come spunto per le vostre/nostre letture. Naturalmente i vostri commenti sono i benvenuti, sia per segnalarmi altri libri riguardanti l’argomento in questione, sia per proporre nuovi temi. (A proposito, da pochissimo ho attivato la nuova funzione di WordPress che permette di votare i post: sentitevi liberi di usarla, mi sarà molto utile per capire se le cose che vi propongo vi piacciono).

Iniziamo con un argomento che mi interessa molto: i libri sui libri, inteso nell’accezione più ampia, ovvero libri che parlano di libri, di bibliomani, di biblioteche, di lettura e così via – sia saggi che romanzi. La lista è potenzialmente chilometrica, per cui per ora ve ne propongo alcuni, con tutta l’intenzione di far seguire un secondo post sullo stesso argomento.

I commenti sono copiati e incollati (a volte un po’ abbreviati) da Webster, che è ormai diventata la mia libreria online preferita.

Siccome penso che la maggior parte dei miei lettori siano italiani, i libri sono tutti indicati nella traduzione italiana, e non indicherò – a meno che non me lo richiediate esplicitamente – libri esistenti solo in altre lingue.

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Pearl Abraham, La lettrice di romanzi d’amore, Einaudi: Rachel Benjamin è figlia del rabbino di una comunità di hassidim, una setta di ebrei ortodossi, in una cittadina dello Stato di New York. È la più grande di cinque fratelli e dovrebbe mantenere un comportamento esemplare. Suo padre, che ha scritto un testo sulla mistica ebraica, è spesso in viaggio per venderlo porta a porta e raccogliere i soldi per costruire una sinagoga. Rachel è una sognatrice come lui, ma i suoi sogni riguardano i personaggi dei libri di Barbara Cartland, Victoria Holt e Charlotte Bronte. Per leggere i loro libri la ragazza arriva a rubarli nei supermercati. Questa doppia vita le diventa sempre più difficile e quando le verrà imposto un matrimonio combinato arriva per lei il momento delle scelte definitive.

Fernando Báez, Storia universale della distruzione dei libri, Viella: “Dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini”: queste parole di Heinrich Heine ci ricordano che in tutte le epoche e civiltà il libro, come strumento di trasmissione delle idee e della memoria, è stato vittima del fanatismo e della censura. Da quando è nata la scrittura, gli elementi della natura e la volontà distruttrice dell’uomo hanno messo in pericolo la sopravvivenza dei suoi supporti materiali. L’itinerario parte dalle tavolette sumere e giunge fino al saccheggio di Baghdad all’inizio del secolo XXI, passando per la sparizione della leggendaria biblioteca di Alessandria, i grandi classici greci perduti, i roghi dell’imperatore cinese Shi Huangdi, la rovina dei papiri di Ercolano, gli abusi degli inquisitori, l’incendio dell’Escorial, l’eliminazione dei libri durante la guerra civile spagnola, le persecuzioni degli scrittori da parte dei totalitarismi del Novecento.

Sylvia Beach, Shakespeare and Company, Sylvestre Bonnard: Parigi anni Venti. Al numero 12 di rue de l’Odeon ci sono tutti: Ezra Pound medita con George Antheil di una “rivoluzione musicale”, Paul Valéry ascolta le poesie lette da André Gide, Ernest Hemingway mostra le ferite riportate a Fossalta di Piave… Sylvia Beach, fondatrice della libreria e casa editrice Shakespeare & Company, racconta in queste pagine la storia di quell’esperienza che la portò ad attirare alcuni tra i più grandi artisti del secolo scorso nelle due stanze un tempo adibite a lavanderia. Ma racconta anche la storia della pubblicazione del romanzo che ha tracciato la via della modernità letteraria, l’Ulysses di James Joyce, rendendo diretta testimonianza di un momento irripetibile della cultura novecentesca.

Bibliomanie. Passioni, malattie e dannazioni di chi ama troppo i libri, Marco Valerio: Il volume raccoglie tre racconti dell’800 francese: Boulard bibliomane di J-B Descuret, Bibliomanie di Gustave Flaubert e L’enfer du bibliophile di Charles Asselineau. I tre autori delineano con arguta perspicacia psicologica i tratti distintivi dell’animo afflitto dalla passione e dalla mania dei libri: la bibliofilia e la bibliomania. Il confine tra i due termini è sottile, quasi impercettibile, e spesso si crea confusione.

Mikkel Birkegaard, I libri di Luca, Longanesi: Nel cuore di Copenaghen, c’è una libreria antiquaria con un curioso nome italiano: I libri di Luca. Quando il proprietario, Luca Campelli, muore di morte improvvisa e violenta, il negozio passa al figlio Jon, un promettente avvocato che da anni non aveva più contatti col padre. Nello scantinato della libreria, dopo il funerale, Jon apprende dal vecchio commesso Iversen un segreto: Luca era stato a capo di una Società Bibliofila e dei cosiddetti Lectores, persone dotate del particolare potere di influenzare gli altri mediante la lettura. Un giorno il negozio subisce un attentato incendiario: nella morte di Luca c’entra forse la lotta di potere all’interno della Società Bibliofila? Il compito di Jon sarà quello di venire a capo del mistero.

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La lettrice

Annie François, La lettrice (tit. originale Bouquiner), TEA, Milano 2008. Traduzione di Francesco Bruno.

Annie François è editor alle Editions du Seuil e, oltre a lavorare con i libri, li legge anche. Ma dire che li legge è riduttivo e non rende affatto l’idea: Annie li divora. Vera e propria bibliofaga, sembra cibarsi di libri più che di ogni altra cosa. Questo libriccino, pubblicato in Francia nel 2000 dalla casa editrice in cui lavora, è un inno alla sua mania, un’appassionata descrizione della sua bibliolatria.

Quella di Annie François per i libri è più di una passione: è qualcosa che si avvicina alla vera e propria dipendenza, tanto è vero che l’autrice descrive anche una vera e propria crisi d’astinenza, durante la quale, sprovvista di libri e impossibilitata a procurarsene, si ritrova a leggere qualunque cosa, compresi dei volantini pubblicitari scovati nella borsa.

Una bibliofila piuttosto strana, se mai e poi mai farebbe un’orecchia al libro, eppure è preda di strane fantasie tipo buttare il libro nell’acqua mentre legge nella vasca da bagno. E li butta, anche, nel senso che li cestina proprio, quando deve traslocare, costretta dal fatto di non avere più spazio nella vecchia casa per i libri suoi e del suo compagno, il quale possiede una biblioteca di oltre diecimila volumi – che a un certo punto inizierà a sprofondare nel parquet!

Il libro è composto di brevi capitoletti in cui l’autrice descrive le sue mille manie, in molte delle quali qualcuno potrà riconoscersi, anche se prese tutte assieme formano un quadro quasi grottesco. Ecco quindi l’abitudine di leggere a letto, il terrore di prestare i propri libri, la tendenza a disfarsi delle sovraccoperte, e poi il fastidio per le striscioline antitaccheggio, per il codice a barre… Oltre a tanti aneddoti di vita quotidiana e tanti rimandi a libri letti, moltissimi dei quali francesi.

Pare addirittura che la François abbia accettato il primo lavoro come dattilografa sottopagata alle Editions du Seuil per poter usufruire dello sconto sui libri! Carino anche l’aneddoto finale, motivo della scrittura di questo libro, che non svelo per non rovinare la sorpresa.

Libro simpatico e scorrevole, anche se a tratti un tantino stucchevole.

Eccone un assaggio, dal capitolo  “Patologia generale del lettore”:

«Il solo fatto di spostare i propri libri può trasformare il lettore in scaricatore di porto, qualora egli sia intento a finire il Viaggio in Oriente in edizione Bouquins, sul punto di iniziare Il dizionario ragionato dell’educazione e della buona creanza di Alain Montandon e abbia ceduto al piacere di comprare La presidentessa di Clarín. Insomma, con tre chili, a dir poco, appesi alla spalla o sballottanti nello zaino, si scassa le vertebre dall’atlante al coccige, si fa venire la scoliosi in quattro e quattr’otto. Senza contare l’artrosi cervicale che minaccia ogni lettore chino sulla sua opera. E i calli rugosi, le dermatosi da contatto che si radicano sui gomiti troppo spesso puntati sul tavolo.

Oltre che non essere esente da rischi, l’atto di leggere è una passione invalidante. Rende duri d’orecchi (“Quando hai finito di leggere, ti spiacerebbe andare a comprare dell’insalata?” “…”). Soltanto i sibili furiosi della pentola a pressione riescono a strappare il lettore alla sua sordità elettiva. Le carote possono anche bruciare: lui non sente niente (sindrome di anosmia passeggera).

La lettura rende insonni. Il lettore perde deliberatamente il “treno del sonno” (che passa soltanto ogni due ore) pur di non abbandonare il capitolo. Seduto sulla tazza del water o sul bidè per non disturbare il congiunto (personalmente, ho messo una poltroncina nella stanza da bagno), dimentica il tempo e lascia passare la notte, volando di pagina in pagina. Continuerà a spergiurare che, vittima dell’insonnia, ha letto fino all’alba e non ammetterà mai che la lettura gli ha fatto perdere il sonno.

Il lettore è capace di cavarsi gli occhi alla luce morente di una torcia elettrica, di un lampione, di un neon intermittente, di una lucina di cruscotto, di una candela. Spesso ha gli occhiali fin da giovane.

Il lettore è emotivo. Passa dal riso al pianto. Ho dovuto nascondermi dietro Una passeggiata nell’Hindu Kush di Eric Newby per celare la mia roboante ilarità (e far in via accessoria conoscere ai miei vicini il titolo di questa meraviglia). Piango di tristezza senza vergognarmi; quando l’eroe muore, anche il mio cuore smette di battere.»

Nota a margine (ce ne sarebbero diverse, ma per ora mi limito a una): l’autrice divide i libri in saggi e romanzi. So che lo fanno in molti. La domanda è: perché? Io, personamente, non leggo molta saggistica, dopo un po’ mi annoio e smanio per altro. Ma la letteratura non è solo romanzo. Io prediligo la narrativa, ma accanto ci metto il teatro, mia passione degli ultimi tre anni. Un gradino sotto, la poesia. Eppure molti lettori non concepiscono altro che il romanzo. Voi che ne pensate?

Qualche link:

* il libro su IBS
* il libro su TecaLibri (con estratti; la copertina è quella della prima edizione italiana, per Guanda)
* un intervento dell’autrice alla Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (si parla di questo libro e anche di e-book)