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La tortura delle mosche

Le sconsolanti introduzioni ai capolavori, terribili, aride, solenni o impudiche! Ma perché tutta questa curiosità! Perché un poeta dev’essere prima nato e poi morto! Non basta che egli abbia un nome, e non gli è questo nome già troppo pesante? No, la gente non ha misericordia. I suoi poeti li deve cucinare, speziare e mangiare.

Da: Elias Canetti, La tortura delle mosche (tit. originale Die Fliegenpein. Aufzeichnungen), Adelphi, Milano 1993. Traduzione di Renata Colorni. 174 pagine. 15 €.

La rapidità dello spirito

La mia biblioteca, composta da migliaia di volumi che mi sono proposto di leggere, cresce dieci volte più in fretta di quanto io possa leggere. Ho tentato di dilatarla fino a farne una specie di universo in cui trovare tutto. Ma questo universo cresce in una misura che dà le vertigini. Non vuole placarsi, e io ne sento la crescita sulla mia pelle. Ogni volume che vi aggiungo scatena una piccola catastrofe cosmica, e un po’ di quiete subentra solo quando in apparenza quel volume trova il suo posto e provvisoriamente scompare.

Da: Elias Canetti, La rapidità dello spirito. Appunti da Hampstead, 1954-1971 (tit. originale Nachträge aus Hampstead. Aus den Aufzeichnungen, 1954-1971), Adelphi, Milano 1996. Traduzione di Gilberto Forti. 187 pagine. 12,39 €.

La provincia dell’uomo

Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha rggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.

Da: Elias Canetti, La provincia dell’uomo. Quaderni di appunti 1942-1972 (tit. originale Die Provinz des Menschen. Aufzeichnungen 1942-1972), Adelphi, Milano 1978. Traduzione di Furio Jesi. 372 pagine.

Un regno di matite

Io ero pieno di fiducia, lei piena di segreti. Non era certo tutto importante quello che lei mi teneva segreto. Non era certo tutto importante quello che io le confidavo.

Ma importante lo diventava proprio nell’atto del confidare e in quello del tenere segreto.

Da: Elias Canetti, Un regno di matite. Appunti 1992-1993 (tit. originale Aufzeichnungen 1992-1993), Adelphi, Milano 2003. Traduzione di Ada Vigliani.

Scelta di aforismi da “L’inconveniente di essere nati”

«Che cosa fai dalla mattina alla sera?».
«Mi subisco».

Non la paura di intraprendere, ma la paura di riuscire spiega più di un fallimento.

Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo.

Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L’uomo si estende. L’uomo è il cancro della terra.

La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt’altro, rende solo inadatti alla vita.

Qualcuno di cui abbiamo la più alta stima ci diventa più vicino quando compie un atto indegno di lui. Così facendo, ci dispensa dal calvario della venerazione. E solo da quel momento proviamo nei suoi confronti un vero attaccamento.

Di un luogo che ho percorso conservo il ricordo solo se ho avuto la fortuna di sentirmici come annientato dalla malinconia.

E.M. Cioran, L’inconveniente di essere nati, Adelphi, 1991, traduzione di Luigia Zilli.