Io abito al quinto piano. È importante sottolinearlo perché spesso mi affaccio al davanzale e vengo assorbita dal basso, vedo il bulldog dei cinesi che dorme da sempre, gli andirivieni nel cortile, un pezzo grigio di cielo e una distesa di tetti metallici.
Tanta gente prima di me ha sentito la gravità, lo so. Tanta ha desiderato toccare per l’ultima volta la terra direttamente dall’alto di un balcone. Tanta gente l’ha fatto.
Mentre mi sporgo, una parte di me, quella su cui faccio un po’ fatica a regnare, si fiacca analizzando l’istante che vedrà cadere il mio corpo giù dritto dal quinto piano. Soprattutto a notte fonda, soprattutto appena spunta il mattino.
Quando mi sveglio, di solito alle due o alle tre, proprio nell’offuscamento della notte di cui non vedo la fine, quando mi sveglio dunque, ho l’abitudine o l’automatismo di scostare la tenda per cercare luci di gente che non dorme.
Da: Ornela Vorpsi, Bevete cacao Van Houten!, Einaudi, Torino 2010. 130 pagine, 12,50 €.
“Ornela continua a scrivere in italiano, ma pensa e parla in quattro lingue. È forse questo il senso della lingua nell’Europa di oggi? «Per me è naturale, continuo a parlare albanese con mia madre al telefono tutti i giorni, in italiano con mio marito, in francese per strada. E credo che la lingua dei miei romanzi sia una sintesi di più culture, di più lingue mischiate assieme». ” (Da un’intervista su Café Babel)

Ciao Marina…io abito al … sarebber un ottimo incipit.
Le tue riflessioni anche vaganti in un lussemburgo così lontano da questa terra “straniera”mi interessano sempre.Non ho più sito, per ora Splinder mi ha mandato a quel paese.Ho cambiato mail in uskaralis07@gmail.com . Ti abbraccio Franco
Grazie Franco.